Gasp e Luis Enrique, uomini al bivio

La penna degli Altri
sabato, 17 settembre 2011 alle 13:19
LA STAMPA (G. BUCCHERI) - La forza delle idee sembrava essere la stessa, ma il destino è già diverso. Inter-Roma - questa sera a San Siro - è anche l'incrocio di due condottieri, Gasperini e Luis Enrique, al bivio, ma con un peso specifico opposto per colpa di progetti sposati con convinzione o appena accennati. Entrambi su panchine «ferite»

Entrambi su panchine «ferite» dai primi ko di stagione (0 punti in classifica e già fuori dall'Europa League la Roma, 0 punti in classifica e nel girone Champions l'Inter), la sfida fra i due tecnici freschi di nomina ha un punto di partenza diametralmente opposto. Gasperini appena salito al comando della truppa interista si è trovato davanti il corto circuito di consiglieri e numeri: con quanti difensori disegnare la propria retroguardia è diventato il tira e molla del momento.
«Per favore basta con questa storia del modulo...», sospira l'ex allenatore del Genoa in cerca di un riparo, seppur fragile. L'Inter e il suo patron Massimo Moratti sono in attesa di una scossa dal campo che riporti il sereno, ma, intanto, si macerano nei dubbi. «In questi giorni - così Gasperini - la sensazione è che ci sia bufera su di noi, ma è così solo al di fuori, non all'interno, non con la squadra, non con la società, e questa è la cosa più importante. Se mi sento appeso ad un filo? Per me conta quello che mi dice il presidente che con me ha sempre avuto un atteggiamento di grandissima motivazione...».
Gasperini, le proprie idee, le ha già cambiate perché se è vero che a volte la storia dei numeri è solo questione di cifre, è altrettanto vero come la sua Inter abbia rivoluzionato la difesa nel giro di tre giorni. Chi, invece, va dritto per la sua strada e per le sue convinzioni è un tecnico, Luis Enrique, libero di sbagliare senza che, attorno alla sua panchina, avanzino crepe o fantasmi. A Roma si discute, ci si divide, si arriva persino ad alzare la voce, ma solo e soltanto in piazza perché il messaggio della nuova proprietà Usa è sempre lo stesso. «Noi vogliamo cambiare le abitudini di un calcio italiano in perenne fibrillazione per le sorti degli allenatori: lo spagnolo non si tocca e sarà così anche in futuro...», ha fatto sapere a chiare lettere la cordata a stelle e strisce che ha in mano le sorti del club. Niente rivoluzioni alle porte, dunque, per Luis Enrique, ma solo l'attesa che, dal bivio di questa sera, possa cominciare un campionato diverso. «Con la società - spiega lo spagnolo - c'è un rapporto aperto e sincero. Il giorno in cui non riterranno più che io sia la persona adeguata, verranno a dirmelo e risolveremo tutto rapidamente e senza problemi. Non ho alcuna intenzione di rimanere aggrappato alla panchina: vorrei rimanere almeno due anni, ma ovviamente dipenderà dai risultati...».
L'Inter è dentro al tritacarne, la Roma anche, ma solo perché mancano i punti, non le certezze. Nel quartier generale nerazzurro si vive di spifferi o sussurri, da quello giallorosso arrivano attestati di stima nei confronti del timoniere spagnolo anche inattesi. Così se il capitano giallorosso Totti ha deciso di mettere da parte i musi lunghi per le prime sostituzioni o panchine (l'ex Pupone, in settimana, ha invitato i compagni a cena parlando come un capo famiglia), De Rossi si è spinto fino a giurare fedeltà alla causa «anche se per quest'anno non arriveranno successi...». Lui, Luis Enrique prova a scendere in campo accanto al collega: «Nel calcio non c'è pazienza ed è così ovunque, anche in Spagna: Gasperini è un ottimo allenatore, con buone idee...», ha spiegato l'ex giocatore di Real Madrid e Barcellona. Il bivio di San Siro è servito: in gioco c'è molto di più del bottino da conquistare. Gasperini vuole ripartire dal primo tempo di Pechino, notte della finale di Supercoppa Italiana persa contro il Milan dopo aver tenuto in mano il copione della sfida per metà gara (i nerazzurri erano in vantaggio all'intervallo). Una ripartenza non senza un nuovo stravolgimento della squadra, il terzo in una settimana perché l'Inter è pronta a scendere in campo con cinque interpreti là in mezzo, fra cui Sneijder con libertà di manovra. Luis Enrique ha in mente solo «il gioco d'attacco» e «la voglia di battere i nerazzurri per la mia prima vittoria in Italia e per cominciare a vedere i frutti del mio duro lavoro»
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