Dallo stadio al sito. Ecco la rifondazione

La penna degli Altri
giovedì, 17 febbraio 2011 alle 16:41
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IL ROMANISTA (D. GALLI / C. ZUCCHELLI) - Ecco punto per punto il progetto statunitense per la rifondazione romanista per ciò che non concerne gli aspetti meramente tecnici della squadra: BUSINESS PLAN Nel loro dossier, gli americani auspicano per l’As Roma un futuro da media company. Una media company, tanto per citare un esempio che conoscono tutti, è Facebook. Che c’entra allora l’As Roma? Cominciamo col dire che questo della media company è solo uno dei punti, fondamentali certo, su cui si poggia un
BUSINESS PLAN Nel loro dossier, gli americani auspicano per l’As Roma un futuro da media company. Una media company, tanto per citare un esempio che conoscono tutti, è Facebook. Che c’entra allora l’As Roma? Cominciamo col dire che questo della media company è solo uno dei punti, fondamentali certo, su cui si poggia un "business plan" ben più articolato. La comunicazione sarà il piatto forte. Gli americani sfrutteranno tutti i canali possibili per mostrare la bellezza di Roma, e dell’As Roma, nel mondo. Il loro (oddio, loro?) slogan è: «Tutte le strade portano all’As Roma». Sarà rivoluzionato il sito internet asroma.it, che doveva essere rinnovato già qualche anno fa. Gli americani vorrebbero arrivare a tradurlo in dieci lingue. Verrà abbattuto il muro virtuale che separa la squadra dai tifosi, perché i migliori ambasciatori dei colori giallorossi saranno loro. I calciatori. Per aumentare il fatturato relativo a marketing e merchandising, ci sarà poi bisogno di uno stadio di proprietà di circa 45 mila posti, con annesse aree commerciali. Potrebbe essere costruito con capitali privati legati uno specifico sponsor. I prodotti As Roma non saranno più venduti solo a Roma e dintorni. Chi lavora a stretto contatto con gli americani immagina dei Roma point ovunque. Anche nel cuore di New York.
SPONSOR TECNICO L’obiettivo è Nike, l’alternativa è Adidas. Con percentuali bulgare: chi conosce le reali intenzioni della cordata americana, sostiene che lo sbaffo di Beaverton comparirà sulle maglie dell’As Roma al 99%. Ma perché DiBenedetto & Co. vorrebbero liberarsi di Kappa, l’attuale sponsor tecnico giallorosso? Beh, c’è più di un motivo. Il primo, il più importante, è che un prodotto Nike lo vendi senza problemi pure a Mogadiscio e uno Kappa no. E questo si scontra con l’obiettivo numero uno degli americani, quello di fare dell’As Roma una media company, una società che deve sapersi vendere nel mercato della comunicazione globale. Come ci si può riuscire se non attraverso una delle più capillari reti di abbigliamento sportivo al mondo? DiBenedetto ha un asso nella manica. Conosce benissimo i vertici dell’azienda di Beaverton. La sua Route 2 Digital, compagnia che opera tra sport, marketing, new media e tecnologia, collabora (anche) con la Nike per lo sviluppo di strategie digitali legate al mercato sportivo. C’è un solo ostacolo nel breve termine. Il contratto stipulato un anno fa con BasicNet, la holding di Torino che controlla Kappa, prevede una penale salatissima, parecchi milioni di euro, per la risoluzione anticipata del contratto. L’idea è quella di aspettare un paio d’anni prima di sostenere una spesa così importante. Poi, arriverà Nike.
IL SETTORE GIOVANILE Il settore giovanile come serbatoio della prima squadra. Spesso si sente dire questa frase associata alle società di calcio, ma nel mondo si contano sulle dita di una mano i club in cui il vivaio diventa fonte di giocatori e reddito. In Europa sono quattro i casi dove questo avviene con regolarità: due in Spagna (Barcellona e Real, persino superfluo dirlo), uno in Olanda (Ajax) e un altro in Inghilterra (Manchester United). A due di questi casi si ispirano DiBenedetto e soci per la Roma: i Red Devils e le Merengues. L’idea degli americani, contenuta nelle oltre 50 pagine di documentazione, è quella di creare delle Academy in giro per il mondo fondate sul marchio Roma. Non parliamo di scuole calcio, ma molto di più: parliamo di vere accademie, di strutture all’avanguardia dove i ragazzi possano studiare ed essere seguiti in tutto ciò che concerne il pallone, dalla tecnica di base alla tattica. Questi centri nasceranno in Asia, Nord e Sud America ma non è escluso che col tempo possano svilupparsi anche in Africa e persino in Oceania. Resteranno aperte per 9 mesi l’anno e saranno seguiti ragazzi dagli 8 ai 16 anni: i più meritevoli prenderanno un aereo e verranno a Trigoria in prova. Il progetto americano prevede che, entro il 2015, possano essere messi a bilancio 4 milioni di euro alla voce «ricavi dal settore giovanile». Che vuol dire? Significa, ad esempio, prendere un ragazzo brasiliano a 15 anni e poi tesserarlo per la prima squadra oppure venderlo in qualche parte del mondo. Facendo, in ogni caso, una plusvalenza. Ambasciatore nel mondo di questo progetto potrebbe essere Bruno Conti.
TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE Quanti? Due, massimo tre per la parte sportiva. DiBenedetto e soci sono convinti che il rilancio della Roma debba partire da alcune strategie di marketing ben precise. Dal punto di vista strettamente sportivo, spiega chi ha avuto modo di parlarci, pensano che la Roma parta già da una base valida. Perciò il loro obiettivo è quello di mettere persone di fiducia nei settori che poco hanno a che fare col lato prettamente calcistico. E quindi marketing, sviluppo del marchio e comunicazione. Ad occuparsi di sport saranno dirigenti italiani, con un uomo, scelto di concerto con la banca, chiamato a fare da collante tra i due settori. Il nome più accreditato per svolgere questo ruolo pare essere quello di Gian Paolo Montali, ma firme – in questo senso – ancora non ce ne sono. Così come non ci sono quelle di Franco Baldini: secondo molti dovrebbe essere lui ad occuparsi della parte sportiva, affiancato da un ds esperto come Walter Sabatini. Baldini però ha ancora qualche dubbio, considerando che per tornare a Roma dovrebbe lasciare il ruolo di manager della nazionale inglese, mentre Sabatini è al momento in stand by. Questo perché gli americani hanno apprezzato il lavoro svolto in questi anni dall’attuale dirigenza (soprattutto in questi ultimi difficili mesi) e quindi, prima di operare vere e proprie rivoluzioni, vogliono pensarci bene.

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