«Francesco esalta pure il diavolo»

La penna degli Altri
venerdì, 08 ottobre 2010 alle 9:32
IL ROMANISTA (M. IZZI) - Non lo avevo mai incontrato di persona, ma l’unico fan club a cui sono stato iscritto nella mia vita, il “Picchio’s Club”, anno di grazia 1977, era proprio dedicato a lui. In quegli anni ho conosciuto e frequentato la famiglia di Giancarlo De Sisti, il papà Romolo, la mamma Maria e la sorella Gabriella, mamma di un mi
In quegli anni ho conosciuto e frequentato la famiglia di Giancarlo De Sisti, il papà Romolo, la mamma Maria e la sorella Gabriella, mamma di un mio compagno di scuola. Frequentavo la casa al Quadraro e rimanevo incantato nell’osservare un elmo da antico romano che brillava protetto da una vetrina di un bel mobile in legno. Mi spiegarono che i tifosi lo avevano regalato a Giancarlo in ricordo del gol partita segnato nel derby del 2 dicembre del 1974. Insomma, De Sisti, anche se non sono stato così spudorato da confessarglielo,è stato il primo idolo sportivo della mia vita e vederlo ieri è stato un piacere di quelli che non si dimenticano. Ci sediamo ai bordi di un campo in cemento, non lontano dalla basilica di San Giovanni, e iniziamo la nostra chiacchierata.
Picchio il momento della Roma è dovuto alla preparazione?
Non ho notizie sulla specificità della preparazione effettuata e non posso esprimere un giudizio. Però, perché dobbiamo cercare l’errore a tutti i costi? E’ troppo facile criticare adesso. E poi Claudio Ranieri è uno degli amici che conservo nel calcio attuale, ogni tanto ci sentiamo, è vero che la Roma è partita male, ma il campionato è ancora lungo, non bisogna perdere tempo, ma c’è ancora tutto da dire e tutto da fare.
Quali sono le colpe della difesa?
L’assetto e le risultanze di un lavoro settoriale, in questo caso la tenuta della difesa, dipendono dall’equilibrio della squadra. Quindi è logico che se l’attacco produce, tiene alto il pallone, fa salire la squadra in fase di possesso e in fase di non possesso invece la partecipazione al movimento e alla sistemazione della linea difensiva è consentita dai centrocampisti e da qualche ritorno degli attaccanti, tutto funziona meglio. Evidentemente oggi la mancanza di questi equilibri non consente a livello globale il rendimento che la Roma aveva avuto nella scorsa stagione.
E’ possibile che il problema della Roma sia diventato Totti?
Io penso di no. Credo semplicemente che in questo momento non attraversi un grande periodo di forma. E’ chiaro che se il rendimento di un giocatore del genere non raggiunge l’eccellenza se ne discute. E’ normale.
Lei ha vissuto il passaggio di consegne dalla presidenza Anzalone a quella Viola, crede che la possibilità nel prossimo futuro di un nuovo avvicendamento possa aver danneggiato psicologicamente i giocatori e il tecnico .
Problemi particolari non credo che ce ne siano. I giocatori della Roma poi, hanno una media d’età buona, hanno una loro maturità e un loro modo di pensare. Sono consapevoli della situazione, ma credo che sappiano anche che il problema è solamente di qualità di gioco e di risultati da raggiungere.
In questo momento difficile tutti stanno remando nella stessa direzione?
L’anno scorso questo discorso aveva preso quota per Spalletti. Non lo so, io non vivo lo spogliatoio della Roma e non posso dirlo. E’ chiaro che il lavoro di Ranieri è capillare, ma per avere risultati deve avere l’appoggio di tutti. L’anno scorso è stato bravissimo proprio a ricompattare l’ambiente.
Un possibile complotto per far abbassare il prezzo di vendita della Roma?
Mi rimane difficile pensarlo. E’ vero, e lo abbiamo letto in passato, anche in campi diversi da quello del calcio, che qualcuno è stato capace di cavalcare in borsa delle indiscrezioni per ricavarne magari un vantaggio, ma a parlare di queste cose si finisce nella fantascienza e io preferisco restare ai fatti e al campo.
Totti può coesistere con Borriello?
Se Totti sta bene può giocare e far giocare chiunque, anche il diavolo, figurarsi uno come Borriello. La nostra chiacchierata è finita, Picchio firma pazientemente la sua biografia e un libro sui miti della Fiorentina che ho promesso di portare in dono ad un amico tifoso dei viola.
Guardando una sua foto con la maglia gigliata dello scudetto, faccio in tempo a chiedergli se ha rimpianti per non averlo vinto anche a Roma. «Sempre» risponde con il suo inconfondibile sorriso.

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