Totti, i lucchetti e Ulisse Ranieri

La penna degli Altri
martedì, 20 aprile 2010 alle 11:51
GASPORT (L. GARLANDO) - Ponte Milvio, quello dei lucchetti, è a pochi passi dall’Olimpico. Francesco Totti e Daniele De Rossi, come i fidanzatini di Moccia, si sono legati alla Roma e hanno buttato le chiavi nel Tevere. Amore assoluto, per sempre. C’è qualcosa di sentimentalmente eroico, di anacronisticamente affascinante nella loro scelta. Se Totti avesse ceduto alle lusinghe del Real Madrid, oggi avrebbe in casa un Pallone d’Oro. Se avesse ceduto De Rossi, oggi avrebbe una considerazione internazionale diversa. Ma nessuno dei due ha mai avuto la sensazione della rinuncia. Per entrambi il raccordo anulare vale le colonne d’Ercole: oltre c’è il nulla.
Avere l’affetto di Roma è avere l’affetto del mondo. Tutto.
Per questo Totti, nel giorno del Mondiale 2006, ha detto di preferire la gioia di una Champions con la Roma; per questo De Rossi si è ricamato il Colosseo sulle scarpe da calcio. A rileggere le parole di Claudio Ranieri alla vigilia del derby si capisce che aveva intuito tutto. «Non voglio sentimenti». Ranieri aveva capito che i suoi «romani de Roma» erano già asfissiati dal loro amore assoluto, da un derby che valeva troppo e che avrebbe bloccato le loro gambe come un lucchetto di Ponte Milvio.
Nella stessa conferenza aveva ricordato: «Sono partito a 14 anni dalla Curva Sud». «Partito», parola chiave nella storia di Ranieri. E’ salpato oltre le colonne d’Ercole e ha allargato il mondo. A Valencia ha imparato a sostituire Romario; a Londra si è fatto british; a Torino, terra di astuti gesuiti, come diceva Capello, ha imparato a sostituire Del Piero e rilanciato lo stile Juve, che sta agli antipodi della Curva Sud, porto di partenza. Al termine di questa odissea che l’ha fatto ricco di esperienza, Ulisse è tornato a Itaca e l’ha conquistata con un derby, sostituendo i due re di Roma. Non fosse partito, non avesse spezzato il suo lucchetto tanti anni fa, non avrebbe avuto la forza di farlo. Non significa che Ranieri ami la Roma meno di altri. Anzi, la doppia, storica sostituzione è un messaggio d’amore: «Ragazzi, voi siete da scudetto anche senza chi vi rappresenta in copertina». Al primo anno di Roma, Perrotta osò dire: «Se la Roma vince, vince Totti; se perde, perdiamo noi
». Venne insultato per strada con la famiglia. Ranieri domenica ha dimostrato che se la Roma vince, vincono anche gli altri. Se il capo mancava in battaglia, gli indiani si ritiravano smarriti; la Roma di Ranieri non lo farà. Ora sa che può vincere anche senza.

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