Sini: "Lo scudetto sarebbe un sogno come la Nazionale"

La penna degli Altri
venerdì, 30 aprile 2010 alle 11:40
IL ROMANISTA - Diciott'anni da tre settimane, la maglia azzurra dell’Under 18 e tanti sogni chiusi nel borsone insieme agli scarpini. Per Simone Sini, uno dei difensori più promettenti del vivavio giallorosso, questa è una primavera di speranze. Impegnato in questi giorni in Slovacchia con la Nazionale di Pasquale Salerno (di cui è capitano), Simone guarda già ai prossimi traguardi da raggiungere con la Roma, e come tutta la squadra, ha
magari a cominciare proprio dagli ottavi di finale, in programma tra dieci giorni. Parlando del momento che sta vivendo, la sua parola più ricorrente è “sogno”. Sarà che lui è uno che ha cominciato a sognare da piccolo
e non ha nessuna intenzione di smettere, forse perché, come dice il professor Keating ne
"L’attimo fuggente", “solo in sogno gli uomini sono veramente liberi”. Speranze e desideri che Simone racconta con la sincerità
che da sempre lo contraddistingue.
Cominciamo dall’attualità. Come sono andate le prime partite della “Slovakia Cup”?
«Bene. Abbiamo vinto la prima contro la Danimarca per 2-1 in rimonta, mentre la seconda è finita 1-0 per noi. Io ho giocato tutta la prima partita e nella seconda sono uscito a dieci minuti dalla fine. Fino a questo momento è andata bene».
Avete riparlato del Mondiale Under 17?
«No, per niente ed è meglio così. Abbiamo un ricordo bello dei Mondiali in Nigeria e magari finiremmo per rovinarcelo parlando dell’eliminazione contro la Svizzera. Meglio tenerci il ricordo. Questo gruppo, però,
è lo stesso del Mondiale. Ormai ci conosciamo bene visto che giochiamo insieme da tre anni».
Tu in Nazionale ormai sei un veterano.
«Beh sì, ho tante presenze. Venire in Nazionale è bellissimo, era il mio sogno sin da piccolo. Se vuoi fare il calciatore credo che l’azzurro sia il massimo e io spero di restarci il più a lungo possibile. Qui gioco sempre terzino, ma pur di stare in Nazionale sarei disposto a giocare anche in porta».
Di recente avevi avuto qualche problema fisico. Come stai?
«Molto meglio. Mi sono ripreso bene e adesso è tutto ok, per fortuna. Anche perché con la Roma ci aspetta un periodo intenso».

Che atmosfera c’è nello spogliatoio?

«Siamo tranquilli. Sappiamo di essere una squadra forte, però siamo anche consapevoli che bisogna stare sempre molto attenti perché potrebbe capitarci di dover affrontare avversari più forti rispetto a quelli incontrati
finora. Il tricolore sarebbe un sogno. Nel gruppo siamo in tanti del ’92 ad aver vinto lo scudetto Giovanissimi nel 2007. Chissà, magari è un buon segno...».
Fai parte della difesa meno battuta d’Italia.
«Come mi succede ogni anno. Anche con Stramaccioni prendevamo sempre pochissimi gol. Se è un caso che per tre quarti veniamo Tor di Quinto? Beh, sicuramente la scuola di Massimo Testa è stata importante
per noi difensori».
In cosa pensi di essere migliorato e in cosa invece credi di dover migliorare?
«Rispetto al passato, mi sento migliorato principalmente dal punto di vista mentale. Prima ero più impulsivo, magari mi succedeva di non pensare bene a quello che facevo mentre stavo in campo. Ero uno che litigava
spesso, adesso forse sono un po’ più maturo sotto questo aspetto. Non rifarei mai quello che ho fatto l’anno scorso con la Fiorentina, quando ho perso la testa e ho dato uno schiaffo a un avversario. So di aver
sbagliato ed è un errore che oggi non commetterei. Quanto alle cose da migliorare... eh, ce ne sarebbero tante. Tecnicamente diciamo che la prima cosa che dovrei migliorare è il gioco con il destro. Però come dicevo, devo fare progressi un po’ in tutto».

Hai più ripensato al rigore sbagliato al “Viareggio”?

«Io sinceramente no. Mi ci hanno fatto pensare tutti quelli che in tv e sui giornali hanno detto che avevo provato a fare il cucchiaio e ne hanno approfittato per dire che mi ero comportato male. Io non ho fatto il cucchiaio
e nemmeno lo volevo fare. Ho sbagliato un rigore, ok. Ma quanti ne ho segnati? Ho segnato nella finale Giovanissimi contro la Sampdoria, poi ne ho segnati tanti altri, con la Roma e con la Nazionale. Io dico
che un errore ci può stare. Poi dicessero quello che vogliono, queste cose non mi toccano. Mi è dispiaciuto molto, anche perché avevamo fatto un bel torneo e siamo usciti in quel modo. Però può succedere. Oltretutto
venivo da un infortunio alla caviglia e avevo giocato tutta la partita con qualche dolore agli adduttori. Ci può stare, non sono mica Maradona che non sbagliava mai».

Hai compiuto diciott’anni venti giorni fa. Come hai festeggiato?

«Ho fatto una cena con i miei amici più stretti, giusto per festeggiare con loro. La patente? La sto prendendo, tra poco farò l’esame di pratica. Non vedo l’ora, così mi compro la macchina e ci vado a Trigoria, visto che abito pure lontano. E poi finalmente posso lasciare ‘sta macchinetta che me se rompe sempre. Con la macchina sarà tutta un’altra cosa».

Quanto è diversa la tua vita rispetto ai tuoi amici che non fanno i calciatori?

«Beh, sicuramente la mia vita è un po’ diversa perché il pomeriggio sono sempre impegnato con gli
allenamenti, per tornare da Trigoria il tragitto è lungo (Simone abita ai Parioli, ndr) e la sera arrivo sempre a casa tardi. In più il venerdì non esco perché il sabato devo giocare oppure sono in trasferta. Però si tratta di
sacrifici che sono contento di fare e che non mi pesano. In fondo è quello che ho sempre sognato di fare sin da bambino. Preferisco fare qualche sacrificio ora e magari riuscire a togliermi qualche soddisfazione tra qualche anno. Adesso penso a giocare e non invidio niente ai ragazzi che fanno una vita diversa».
Sei diventato un po’ famoso?
«Ma no, solo fra gli amici e nel quartiere, dove ci conosciamo tutti e un po’ di gente sa che gioco nella Roma. Per il resto non è che sono famoso. Giusto su Facebook, dove in tanti mi aggiungono agli amici».
Sei sempre dell’idea che se lasci il calcio fai il tronista?
«Sì, sì, confermo (ride, ndr). Però speriamo proprio di no, vorrei fare il calciatore».
In compenso il successo con le ragazze è sempre lo stesso, no?
«Eh sì. Almeno quello...».

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