Pizarro: come lui non c'è nessuno in Europa e nel mondo

La penna degli Altri
giovedì, 08 aprile 2010 alle 10:36
IL ROMANISTA (PIACENTINI) - Il 30 giugno del 2013, quando scadrà il contratto da poco rinnovato con la Roma e lui avrà quasi 34 anni, farà le valigie insieme alla moglie Carolina e ai figli Bastian e Davca, saluterà tutti e farà ritorno nella splendida Valparaiso in Cile. E’ legatissimo alla sua terra, duramente colpita dal terremoto poco più di un mese fa (e lui da qui ha fatto il possibile aprendo un conto corrente per gli aiuti umanitari) e ad attenderlo troverà quasi sicuramente una scuola calcio
Usa il cervello, Pizarro, perché ne ha in abbondanza, ed è questa la sua arma in più: vede le cose prima degli altri, e per il ruolo che ricopre è un vantaggio non da poco e un pregio che non hanno avuto molti calciatori nella storia del calcio. Uno a Roma lo abbiamo visto, era brasiliano e portava la maglia numero 5, ma poi più niente per tanto (troppo) tempo. Ma qual è il ruolo del cileno? Per caratteristiche fisiche non è certamente il prototipo del centrocampista moderno: non è Essien né Tourè, ma nemmeno De Rossi, col quale forma una coppia perfetta. E’ Pizarro, e per rubare un termine legato al basket ma ormai di uso corrente anche nel calcio, e fa il playmaker. E’ un regista davanti alla difesa, è quello che gioca tutti i palloni e che fa cominciare l’azione, è quello che detta i tempi e decide quando e come bisogna fare una giocata piuttosto che un’altra. Se si può paragonare una squadra di calcio al corpo umano, lui è sicuramente il cervello. E in quello che fa, Pizarro, è uno dei più forti al mondo: al suo livello ci sono il regista campione d’Europa col Barcellona, Andrés Iniesta, che guarda caso ha le sue stesse misure (1.70 per 65 chili) e i suoi stessi piedi e Cesc Fabregas. Dietro di loro il vuoto, con Andrea Pirlo unica eccezione ma che, nonostante sia coetaneo del Pek, sembra avviato ad un lento ma inesorabile declino. David, al contrario, non ha mai giocato bene come adesso. Lui fa il timido e dice
«che è la squadra che lo valorizza» e non viceversa. Ma la squadra lo valorizzava anche prima, quando c’era Luciano Spalletti che fece carte false per portarlo nella capitale e che non esitò a definirlo «un giocatore fondamentale come Totti»
. La verità è che David ha assunto una consapevolezza che forse prima non aveva, e cioè di essere unico. E per questo insostituibile.

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