Panucci: "Vincerà la Roma"

La penna degli Altri
mercoledì, 03 marzo 2010 alle 8:46
IL MESSAGGERO - Ora è a Savona, a letto con la febbre. Non gioca, non deve allenarsi, non deve pensare al prossimo impegno con la sua squadra. Ha lasciato il Parma, rescissione consensuale del contratto. Ma non è al capolinea. «Non smetto, non ho questa intenzione», dice Christian Panucci.«Un anno sulle gambe ce l’ho ancora. Se trovo un’occasione mi rimetterò in pista». Una proposta arrivata dagli States: per ora niente, non piace l’idea. Quattro anni al Milan, otto alla Roma. Con i rossoneri è cresciuto, in giallorosso ha vissuto la senilità. «Speravo in un finale diverso,ma in ogni caso la Roma è sempre la Roma. L’emozione che mi ha trasmesso quella maglia non me l’ha maidata nessuno. Perché è finita a Parma? Problemi personali, con Guidolin niente di particolare ». Ma c’è Roma-Milan adesso, per Christian non sarà mai una partita normale.
Lei era uno di quelli che quando affrontava i giallorossi, scendeva in campo col coltello tra i denti?
«No no, tiravo fuori la cattiveria solo per vincere, nessun astio particolare».
Ora che è fuori dai giochi, e viene un po’ di invidia nel guardare questa partita senza poterla giocare?
«Non sono invidioso per natura. E poi in questo momento il calcio non me ne procura nemmeno troppa. Sono sereno, penso amio figlio, alla famiglia, alle cose personali».
Ma questa partita però la guarderà con occhi diversi.
«Non c’è dubbio. Sono le due società a cui tengo di più. Ma, come detto, la Roma è la Roma ».
Che ha più del Milan.
«La città meravigliosa, i tifosi, quello che ho vissuto mi ha riempito. E’ vero, ho vinto poco, mentre a Milano sotto questo aspetto sono andato meglio. Però a volte l’emozione che ti trasmette una persona per strada vale molto di più di una coppa alzata in cielo».
Che ha significato il Milan per lei?
«Sono arrivato a Milano a diciannove anni. Sono stato un privilegiato. Ho vissuto in una società preparata, ben organizzata, che proponeva uno stile modello.Mi hanno insegnato il modo migliore per interpretare la vita. Per questo, ringrazierò sempre Berlusconi».
A proposito: che presidente era?
«Un fenomeno. Prima aveva tempo per dedicarsi alla squadra. Conoscitoredi calcioedelle persone. Sapeva sempre come prenderti, gli bastavano pochissime parole».
E Rosella Sensi?
«Una brava persona, un presidente molto giovane. E come tale fatica a prendere le decisioni ».
Ha qualche rancore nei suoi confronti?
«No, assolutamente. Io ho sbagliato lo scorso anno a Napoli, quando mi sono rifiutato di andare in campo, ma lei ha sbagliato a non guardarmi più negli occhi. Dopo quella domenica l’ho chiamata una volta, non sono riuscito a parlarle.Poi, non l’ho più sentita e ho scelto di non chiamarla più».
Roma-Milan vale anche per lo scudetto?
«E’ difficile, l’Inter va a mille. Però è giusto crederci. Noi due anni fa, a questo punto del campionato, eravamo a meno undici dei nerazzurri. Abbiamo sfiorato lo scudetto all’ultima giornata. Quindi...».
Chi arriva seconda?
«La Roma. Ma anche se dovesse arrivare terza, cambierebbe poco».
Cosa ha dato Ranieri più di Spalletti?
«Quello che ha fatto Spalletti è stato fantastico, come allenatore ho molta stima di lui. Alla fine il gruppo aveva meno motivazioni, si era chiuso un ciclo e Ranieri è stato bravo a rinvigorire i ragazzi, che comunque non hanno mai perso il loro valore tecnico».
Il Milan cosa deve temere della Roma?
«Ultime partite escluse, la compattezza difensiva. Là dietro ci sono grandi giocatori, non è facile superarli».
E la Roma di cosa deve aver paura?
«Ronaldinho mi pare sia l’uomo in più in questo momento. L’assenza di Pato si farà sentire, comesifarannosentirequelledi Totti e Pizarro. Ma la Roma è più squadra».
Il Milan ha potere politico?
«Non ci ho mai creduto a queste cose e spero che i miei ex compagni non si facciano condizionare da queste cose».
Quale Roma-Milan ricorda con un sorriso?
«Due anni fa, perdevamo uno a zero, vincemmo due a uno. Ma quella fu una stagione fantastica in generale».
Torniamo a Spalletti: i suoi rapporti con lui proprio non andavano.
«Eravamo due personalità forti che si scontravano. Ma come allenatore, non gli posso dire niente».
Come finisce Roma-Milan?
«Tre a uno per noi».
Per noi. Non gli è proprio passata...

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