LR24 (A. CIARDI) - Alla fine della giostra, la Roma non ha venduto i suoi big neanche entro il trentuno luglio. Undici mesi di allarmismo urticante, con fiato alle trombe già da fine estate duemilaventicinque, quando si iniziava ad annunciare l'obbligo di dimissione di asset importanti entro il trenta giugno successivo. Uno, due, forse tre big. Si raccontava che non si potesse sforare la fatidica data, che l'esercito di Ceferin fosse pronto a fucilare la Roma in caso di insubordinazione. Col sottofondo di campane suonate a morto, e con il coro di ex dirigenti che prefiguravano scenari apocalittici.
Invece, più il trenta giugno si avvicinava e più la Roma non dava la sensazione di avere l'affanno nel vendere i calciatori più importanti per racimolare decine e decine e decine di milioni di euro di plusvalenze. Superata la fatidica data, è stato servito il bis: siccome c'è il Mondiale di mezzo, l'UEFA ha concesso un mese in più, ma non oltre, per fare quadrare i conti. E la giostra è ripartita: la Roma venderà i suoi big entro e non oltre il trentuno luglio, senza se e senza ma. Allarmismo in purezza. Niente da fare, altra previsione avventata, per non dire sballata.
Oggi è il primo agosto. E la Roma a oggi non ha venduto nessuno. Perché un conto è annunciare una mano meno pesante dell'UEFA, un conto è usare ancora un volta i toni perentori per descrivere gli scenari. Se la Roma vendesse un big entro la fine della sessione estiva delle negoziazioni, cosa possibile, lo farebbe non soltanto per fare quadrare i conti, ma perché il mercato è aperto e perché, da quando esiste il mercato, le società vagliano le proposte ricevute, decidendo se accettarle o meno. Chiaro che la Roma sia finanziariamente sotto osservazione, non serve l'intervento di un luminare dell'economia per farselo spiegare. Ne ha recentemente parlato anche Gasperini. Con l'UEFA c'è un dialogo aperto, che comporta di conseguenza maggiore flessibilità rispetto agli obblighi scanditi da scadenze improrogabili. La moda del "ricordati che devi morire", quando si parla di Roma, è diventata fastidiosa. La tendenza a ingigantire le criticità del club più di quanto siano già reali e a volte invalidanti, non è un bel biglietto da visita mediatico. Soprattutto se a presentarlo, paradosso dei paradossi, è una città che da una vita si lamenta per come viene descritta la Roma dai giornali cattivoni del nord. Se le prime taniche di benzina sul fuoco vengono svuotate da dentro il raccordo anulare, se si servono assist al bacio, non ci si può lamentare quando nel resto d'Italia la Roma viene considerata un discount in cui comprare calciatori forti a prezzi stracciati. Non è richiesta indulgenza e faziosità, perché sarebbe sbagliato insabbiare i problemi, ma è davvero delittuoso mistificare la realtà.
Spoiler: a breve partirà la cantilena sulla Roma che in autunno verrà non sanzionata ma letteralmente massacrata dall'UEFA. Venghino signori, venghino! La giostra sta per ripartire!