19 MARZO 1996 - 20 anni fa Roma-Slavia Praga e la "grande illusione"

Corsi e ricorsi
sabato, 19 marzo 2016 alle 23:33
giannini slavia praga
LAROMA24.IT (Federico Baranello) - Roma-Slavia Praga è forse la partita che racchiude tutta l’essenza dell’essere romanista. È il 19 marzo 1996 e all’Olimpico arriva appunto la squadra ceca per la gara di ritorno dei Quarti di Finale di Coppa Uefa. Nella gara d’andata la Roma ha perso per 2-0 in una partita dove, tra errori del portiere e scivolate sul ghiaccio, si è tornati a casa con il
“Cuore gelato.” Gli “eternamente innamorati” dei colori della capitale vogliono guidare la squadra verso l’impresa e riempiono lo stadio in 65.0000. Il colpo d’occhio è impressionante, la coreografia scalda subito il cuore. Il messaggio da parte della tifoseria tutta alla squadra è chiaro: “NON MOLLEREMO MAI”. Il “NON” è in Curva Nord, il “MOLLEREMO” in Tevere e in Sud c’è il “MAI”, il tutto in un mare giallorosso. In Sud fa di nuovo apparizione lo striscione “UNA FEDE…UNA VOLONTA’...UN TRAGUARDO...VINCERE MALGRADO TUTTO”. Ambiente da brividi, atmosfera da Finale Europea. E sempre in Sud, sotto il tabellone, il grido di battaglia: “ALL’ATTACCO”.
Mazzone schiera contemporaneamente Moriero, Totti, Giannini, Fonseca e Balbo. Giusto per essere in linea con lo striscione sotto il tabellone. E la Roma attacca, per la verità più con ardore e grinta che con la testa. Ciò non basta e il primo tempo va in archivio pur registrando una netta supremazia giallorossa. Per far alzar le braccia al cielo ai tifosi giallorossi bisogna attendere il secondo tempo, esattamente il 15’. Moriero, che raccoglie l’ennesima pallaccia maldestramente rinviata da parte di una difesa avversaria in affanno, insacca con una gran botta da fuori dando linfa vitale a una speranza che si stava indebolendo. L’urlo squarcia la notte di Roma. L’Olimpico è bollente, la Roma può ancora farcela, mancano trenta minuti. La Roma attacca con tutto quello che ha dentro. All’83’ punizione. Sul pallone va Aldair, e Giannini si sistema al centro dell’area. Pluto lascia poi la palla a Carboni, e il Principe racconterà più tardi che “a quel punto mi sono spostato, perché sapevo che con il sinistro Carboni avrebbe chiuso il cross, che l’avrebbe tirato corto e forse anche un po’ sporco”. Palla in mezzo e Giannini insacca di testa. Epico a questo punto il commento di Cerqueti in diretta Rai: “Proprio lui, Giannini, Giannini, il due a zero per la Roma, il delirio sotto la Curva Sud, si è tolto la maglia Giannini. E poi c’è chi non crede alle favole, è un Principe che ha preso sottobraccio la sua Roma, non ha sbagliato praticamente un pallone".
Finisce la partita e sono necessari quindi i tempi supplementari. Sembrerebbe proprio la nostra serata, l’avversario è alle corde. Al 9’ del primo tempo supplementare, la difesa giallorossa respinge un pallone che arriva tra i piedi di un giovane Totti, il quale si gira, scarta un avversario e lancia con il contagiri l’accorrente Moriero. Lui controlla magistralmente il pallone mentre i tifosi fanno quel classico movimento che consiste nell’alzarsi piano piano seguendo il pallone e il giocatore. Quel movimento che prevede spesso la mano sulla spalla del vicino, quasi a voler dire “mo s’abbracciamo”.
Poi il boato dell’Olimpico è straordinario, ormai è fatta, la palla è in rete, è il 3-0. Partita sofferta, ma ormai è andata. Questo è nel nostro DNA, quando manca poco all’impresa, quando si pensa stavolta è la volta buona…ecco, questo è insopportabile. Lo sappiamo se c’è una palla che non sa dove andare quando manca poco a raggiungere quel nostro risultato sofferto, la palla non ha dubbi, sceglie la porta difesa dal portiere della Roma. È una certezza. E questo Cervone lo sa, infatti va a prendersela con Moriero che nel frattempo è sotto la Curva Sud a festeggiare anche se ha segnato in Nord.
Infatti all’8' del secondo tempo supplementare Vavra toglie la speranza a tutti i giallorossi, in un azione in cui Aldair cade, tenta di rialzarsi ma scivola. Cervone forse giudica la palla fuori, comunque non si muove.
Lo Slavia Praga passa così ai quarti, gettando un’intera città nello sconforto. E, nonostante ci,ò la partita sarà ricordata per sempre come una delle gare più belle e grintose in Europa. Ma al contempo è una gara che ancora oggi procura grande sofferenza, per essere stata una grande illusione, un sogno. Un sogno in cui i protagonisti, dal tifoso sugli spalti a chi era in campo, hanno dato tutto quello che avevano. Mancava poco per andare in Paradiso. Manca sempre poco.
Ed è qui che è racchiusa tutta l’essenza dell’essere romanista.
(foto asromaultras.org)

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