LR24 (MIRKO BUSSI) – Il vantaggio della Roma rispetto a molte avversarie è nella continuità. Quello che più volte ha pagato negli anni passati, quello che probabilmente ha tracciato il solco tra l’Inter e le altre, adesso è il punto di forza anche dei giallorossi all’alba della nuova stagione: Milan, Napoli, Atalanta e Fiorentina si stanno riprogrammando in estate, Chivu, Fabregas e Gasperini possono partire senza necessità di presentazioni. Tant’è che se la Roma uscita dal tunnel a Lecce era praticamente la stessa negli interpreti della passata stagione, aveva conoscenze e competenze decisamente più radicate. Agiva, sostanzialmente, in nome e per conto del proprio allenatore. Pochi dubbi sulle interpretazioni, nessuno o quasi su cosa fare quando il pallone ce l’hanno gli altri o appena si riconquista. E già al secondo giro di campionato, la Roma si è messa davanti a tutti in alcuni dati più rappresentativi dell’essenza di Gasperini: 2ª per PPDA (passaggi concessi prima di un’azione difensiva), solo dietro alla Juventus, 1ª per riconquiste a seguito di una pressione, 1ª per duelli a terra vinti, 2ª per quelli aerei, superata solo dal Sassuolo, 1ª per tiri a seguito di una riconquista offensiva. Questi aspetti, frullati insieme, hanno reso insopportabile già dopo mezz’ora la convivenza in campo del Lecce con la Roma.
La partita si rompe già al 4’: sulla rimessa dal fondo del Lecce, Wesley prima sbarra la strada in avanti al proprio riferimento in pressione, Danilo Veiga, poi Soulé farà lo stesso su Siebert, costringendolo ad un rilancio affrettato che somiglia ad un atto liberatorio. Il pallone verrà raccolto da Hermoso a circa 40 metri dalla porta avversaria che lo spagnolo respinge direttamente in campo avversario, senza badare troppo alla forma ma mirando ad evidenziare il disordine nei riposizionamenti difensivi del Lecce. Che si riassume nel pasticcio di Gaspar, favorendo il tiro di Malen da distanza ravvicinata. Nel momento in cui l’olandese calcia sono passati appena 5 secondi dalla riconquista di Hermoso.
Lo stesso tema si ripresenta per lo 0-2: qui la Roma, con Soulé, si scaglia in riaggressione dopo aver perso un pallone in zona offensiva. Un altro pallone tirato via per disperazione dal Lecce che viene raccolto e immediatamente ridistribuito in avanti da Hermoso, proprio a Soulé che, avvantaggiandosi della scarsa reattività in transizione degli avversari, può orientarsi verso la porta e sfruttare la pronta sovrapposizione interna di Wesley da cui nascerà l’assist per la doppietta di Malen. Occhio al cronometro, anche qui: 10 secondi dal momento della riconquista al tocco in cachemire di Malen.
Aggressività, riconquista, prima giocata in verticale, transizione “tendente a zero”. I quattro fondamentali della transizione letale sono alla base anche dello 0-3, spalmato però su porzioni di campo più ampie. Il recupero di Ghilardi avviene a ridosso dell’area di rigore romanista ma l’intenzione è la stessa: nessun consolidamento del possesso ma la volontà di finire il prima possibile nel territorio avversario. Il rilancio del difensore pesca il duello in cui è coinvolto Dybala che controlla e ripulisce il pallone anche grazie all’imprecisione del proprio marcatore e di colpo si ritrova spalancata la traiettoria per la profondità verso cui sta già tendendo Malen. Dalla riconquista di Ghilardi, a 80 metri dalla porta avversaria, in 13 secondi la Roma ha innescato il proprio riferimento offensivo in 1 contro 1 al limite dell’area leccese. Ne serviranno altri 6 per il primo tiro di Soulé e la respinta definitiva che misurerà la differenza di reattività tra le due squadre in campo. È appena il 25’: la Roma ha segnato il 3-0 e, forse ancora più importante, il Lecce è stretto in una sensazione di soffocamento.