Montali: "Ho visto pochi calciatori dello spessore di De Rossi, incredibile lasciarlo andar via. A Roma c'era un progetto nel quale non mi sono riconosciuto"

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mercoledì, 22 maggio 2019 alle 15:30
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"De Rossi? Faccio molta fatica a capire come sia stato possibile arrivare a una situazione di questo tipo e come non si sia capito che tipo di importanza strategica abbia una persona come lui nella Roma”. Questo il commento di Gian Paolo Montali sulla situazione legata al capitano romanista. L’ex dirigente giallorosso ha aggiunto: "Ho lavorato solo in due squadre di calcio, Roma e Juventus, ma ho visto molti giocatori importanti. Pochi hanno dimostrato di avere lo spessore morale, umano e professionale di De Rossi”.
Nel 2011, Montali ha rescisso consensualmente il contratto con la Roma. “Volevo rimanere alla Roma, ma ho capito che c’erano dinamiche completamente diverse e c’era un progetto nel quale non mi sono riconosciuto. Io non sono uno che rimane in un posto per lo stipendio e a dispetto dei santi. C’erano delle idee che non condividevo e che poi ho portato all’altra anima della società, che era Unicredit, perché non ritenevo assolutamente che ci fossero le condizioni per far fare il salto di qualità alla squadra e me ne sono andato, in punta di piedi. Se le persone che deleghi per comandare non hanno un imprinting per poter governare una squadra così importante come la Roma sicuramente anche la figura del presidente ne risente. Io credo che il presidente non debba essere necessariamente presente per ottenere risultati. Basti vedere il Manchester United, il Manchester City, l’Arsenal. Club che scelgono delle eccellenze, settore per settore, che hanno delle qualità, che si affidano a straordinari professionisti e dove c’è un’idea chiara. E’ possibile avere una società distante, ma deve delegare a un management importante. Specie in una squadra come la Roma che deve giocare per vincere”. Montali torna poi su De Rossi: "Ho allenato i migliori giocatori del mondo, solo una volta mi è capitato un giocatore, De Rossi appunto, che mi ha detto: ‘Sa qual è il mio unico cruccio direttore? Non avere due vite da dedicare alla Roma’. Come si fa a non capire il valore di un elemento così? Perché non preparare un percorso triennale con lui. Farlo giocare ancora un anno, affiancarlo un biennio al nuovo allenatore e poi affidargli il progetto in prima persona? Non è una cosa complicata da capire e da programmare”. Non dà ulteriori consigli Montali, ma si limita ad un’ultima raccomandazione: “Le componenti fondamentali per vincere sono tre: società, allenatore e giocatori, in ordine di importanza. Ma chi le fa le scelte nella Roma? Chi rappresenta la società? Di sicuro la Roma merita un allenatore di primissimo livello, che venga qui non solo per piazzarsi, ma per vincere”.

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