Stretta dei club sui biglietti: ultras in agitazione

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martedì, 16 dicembre 2008 alle 20:50
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LA STAMPA (GIUBILEI) - Il caro-biglietti, insieme alle mille difficoltà nell’andare allo stadio provocate dalle norme antiviolenza, sta strangolando la voglia dei tifosi di seguire la loro squadra dal vivo. Con l'esito paradossale di tenere a casa proprio i supporter più tranquilli. Milva Cerveni, degli ultras Brescia 1911, ogni lunedì sera conduce il programma «12° in campo» sull’emittente Rtb, trasmesso anche su un canale della piattaforma Sky: «Uno dei motivi del calo degli spettatori sono i prezzi sproporzionati dei settori ospiti quando andiamo in trasferta, e nel nostro caso parlo di serie B: 15-20 euro per andare a stare sui gradoni chiusi nelle gabbie. Sembra fatto apposta per scoraggiare i tifosi, perché quando fa freddo, se in tv puoi comprare la partita a 3 euro, te ne resti a casa. Quelli che resistono sono gli ultras, mentre hanno finito per penalizzare le famiglie».
I biglietti sono uno dei tasselli del mosaico di un calcio sempre più difficile da amare nel suo luogo sacro, lo stadio. E’ il giorno dopo l’irruzione degli ultrà del Milan negli studi di «Controcampo», anche qui una storia di biglietti che dovevano esserci e poi non c’erano più, almeno secondo il racconto di chi era sui quattro pullman coi 200 tifosi rossoneri rimandati a Milano prima dell’inizio della partita con la Juve: «Ci era arrivata voce che avremmo potuto acquistare i tagliandi a Torino, invece ci hanno tenuto tre ore al casello e poi ci hanno fatto tornare indietro».
Al ritorno, la sosta agli studi Mediaset, la protesta in massa per la partita non vista e i tafferugli con polizia e carabinieri all’uscita. «Il problema è che i 1600 biglietti del settore ospiti dell’Olimpico, prezzo 30 euro, sono venduti in tutta Italia e a chi veniva da Milano non ne sono rimasti a sufficienza, proprio per i 200 che sono rimasti fuori – sostiene Giancarlo Capelli, della curva Sud milanista –. Più in generale, ci sono prezzi che per un giovane sono inaccessibili: in certi stadi i posti di curva costano 30 euro, come a Palermo, Catania o Lecce fino a due anni fa, e a volte non ci sono neanche i bagni, oppure sono in condizioni vergognose».
Ma come si diceva, i biglietti sono solo una parte della questione: «C’è uno squilibrio allucinante fra i prezzi delle curve e dei distinti, che costano il doppio, e infatti le curve sono piene mentre il resto dello stadio è vuoto – spiega Carlo Balestri, responsabile del Progetto Ultrà, che ogni anno organizza i Mondiali Antirazzisti –. Poi, i prezzi raddoppiano per le partite di cartello, curve da 15-20 euro che arrivano a 30-35. A complicare le cose ci si mettono le misure che ostacolano gli accessi allo stadio, per cui ci sono file tremende, biglietti nominativi, controlli su bambini che se non hanno i documenti non vengono fatti entrare, stadi che fanno schifo quasi dappertutto». Risultato: gli unici che si volevano allontanare dagli stadi, cioè gli ultras, sono i soli che restano attaccati alle gradinate con le unghie e coi denti, e questo, sempre secondo Balestri, «perché sono i più appassionati e dunque sopportano ogni cosa pur di continuare ad andare allo stadio, mentre gli altri, le famiglie, mollano».
Insomma, il giro di vite deciso col decreto Amato sembra funzionare con gli incidenti, che sono in calo, ma colpisce anche i tifosi tranquilli. Sembra nettamente ridimensionata, invece, quella zona grigia dei rapporti clandestini fra società e ultras per la gestione dei biglietti. Se Lotito e Galliani si muovono scortati per aver tagliato certe relazioni del passato, è anche vero che la regola dei biglietti nominali rende molto più complicate certe pratiche: «Prima era possibile passare 50 biglietti gratis a un capo curva – dice Lele Viganò, di Sportpeople.net – ora è più difficile, anche se teoricamente ci si può riuscire, dato che esistono ancora i bagarini...». Il Barone se li ricorda quei tempi: «Dicevano che non c’erano rapporti con noi... Ma se viaggiavamo sullo stesso aereo!».

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