Church of Maradona: gli scozzesi si prostrano davanti alla Mano de Dios

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martedì, 25 novembre 2008 alle 17:56
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LA REPUBBLICA (AUDISIO) - Arriva puntuale. Miracolo. Nemmeno un secondo di attesa. E' in tuta, molto meglio del pigiama-palazzo delle ultime volte. L'aria però è un po' assonnata, da chi si è svegliato da poco, e la lingua è allappata. Biascica. Come quando si prendono certi farmaci. Fuori dell'albergo un gruppo,
Questo è un altro Diego, quasi la sua controfigura: serio, posato, banale. Da vero ct. Nessun sigaro in bocca, nessuna zingarata nel cuore. Consapevole che la vita non ti riacchiappa per i capelli una seconda volta e che certe occasioni non vanno prese a calci. Lo sport spesso si diverte ad incrociare destini: qui si rivelò il talento di Maradona a livello internazionale, nel '79, all'Hampden Park davanti a 62mila scozzesi.
Diego aveva 18 anni, segnò il suo primo gol in nazionale, strabiliò. Ora, sempre da qui, riparte la sua carriera da allenatore. Sliding doors. Porte scorrevoli per un'esistenza che spesso si è bloccata. L'inizio è soft. "Sono contento, mi sento bene, anzi sono orgoglioso. La nazionale aveva bisogno di me e io di lei, mi piacciono le sfide, non sono un codardo. Quando ho diretto l'allenamento in mezzo al campo mi sono divertito, sento di essere nel cuore dei giocatori". Sarà pure nei cuori, ma come la mettiamo con tutta la droga che si è messo in corpo, è in grado di vivere normalmente? Sorriso e risposta. "Io mi alzo tutti i giorni". Come a dire: affronto il presente.
Ecco, appunto, chi sarà il suo leader? "Leo Messi, che stavolta non c'è, in campo gli sarà concessa massima libertà, deve muoversi dove gli pare, deve essere il rifinitore fa girare la squadra davanti".
Possibile? Nemmeno una polemica con i poteri forti del calcio, nemmeno un accenno a Blatter? "Non voglio litigare, né mettermi in contrasto. Ora sono il ct dell'Argentina e devo pensare alla squadra". Non una parola, né una domanda sulle liti con la federazione e con il presidente Grondona che non vuole accettare Oscar Ruggeri (anni fa gli diede del mafioso) come assistente di Maradona. Diego, che non ha ancora firmato il contratto, chiede 160 mila dollari al mese, è gestito da Claudia, sua ex moglie, e in nazionale si è portato il suo clan: Signorini, preparatore atletico, l'addetto stampa personale, Fernando Molina, 25anni, fidanzato della sua prima figlia, Dalma, che fa l'attrice mentre la più piccola, Gianinna, è la compagna di Sergio Aguero, giocatore dell'Atletico Madrid, da cui aspetta un bimbo di sei mesi.
Improvvisamente Aguero ieri è tornato in Spagna perché Gianinna è stata ricoverata per delle complicazioni nella gravidanza. E così per Diego anche se è solo un'amichevole è diventata una vigila tormentata, la figlia a cui è molto legata, è lontana e in ospedale. Anche se è stata smentita la notizia che avrebbe perso il bambino. "Sia Giannina che il bebè stanno bene", ha detto ieri Claudia per mettere un freno alle voci.
Passano i minuti e Diego è sempre sotto tono. Forse anche un po' assente. Gli chiedono se gli è mai piaciuto un giocatore inglese. "Uno sì. Kevin Keegan". Poi arriva la domanda dal passato: Terry Butcher, capitano della nazionale inglese nell'86 e ora vice ct scozzese, ha confessato sui giornali di essere ancora furioso per quel gol che non era di testa e di non volergli dare la mano. Diego si sveglia. Intanto fa partire un "uuuuuhhh" e poi il resto lo fa con le smorfie e con le parole. "Non muoio mica se non lui mi dà la mano, anzi dormo lo stesso. Se lui non vuole, non voglio nemmeno io. Alla gente quel gol è piaciuto, ha reso felice gli scozzesi, se ne faccia una ragione".
Irritata una giornalista inglese chiede: "Ma se quel gol irregolare l'avesse subito lei". Altre smorfie, altro che assente, Diego si è svegliato e non tende alla pace. "L'Inghilterra nel '66 vinse contro la Germania con un gol che non c'era. Tutto il mondo ha visto che la palla non era entrata, però il risultato è rimasto lo stesso. Non c'era il replay allora. Era fuori quella palla. E di molto". Altre smorfie, allarga le braccia per farsi capire meglio, gira la testa: "Era fuori, assì". Poi torna al presente. "Ho una buona squadra, posso dormire sonni tranquilli. A chi mi dice che i grandi giocatori non diventano grandi allenatori rispondo che non è vero. Cruyff lo è stato".
L'ora è finita. Non c'è stato show, solo il tentativo di un uomo di rimettersi in gioco. Di ricominciare da quello che è oggi e non da quello che è stato ieri. L'amichevole con la Scozia (diretta su Sportitalia, ore 21) che ha sei infortunati non è proibitiva, anche se Maradona non può contare su Messi e Riquelme. Diego vuol far capire che un po' si è cancellato, che la nottata è passata, e la convalescenza finita. Arriva in orario, dirige l'allenamento con serietà, ci tiene a far vedere che lì, tra quel gruppo di uomini, comanda lui.
Per ora per vecchie gerarchie. Oggi il campo dirà in maniera meno amichevole se Maradona può finalmente smettere di giocare nel passato e sedere in panchina nel futuro.

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