Ma, dopo il Lecce, c’è Como. C’è un’immagine di quel giorno, un tifoso della Roma che canta sotto la pioggia a Como: “Siamo i tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà, forza Roma alé alé …”. (...) questa è stata la colonna sonora di quelle che forse ancora oggi sono le 13 partite più entusiasmanti di sempre della Roma.
La Roma di Sven Goran Eriksson (...) Una rincorsa mai vista, di stadio in stadio, vincendo a Milano col Milan, a Torino col Toro, battendo 3-1 (...) l’Inter (...) , vincendo il 16 marzo 1986 3-0 e per sempre sulla Juventus con uno stadio colorato, per la prima volta nella storia degli stadi, tutto dai ragazzi del Commando Ultrà.
E poi battendo la Samp in 10 contro 11 (...) , ribaltando l’1-2 col Pisa in un 4-2 (...): avevamo preso la Juve cantando quella canzone, riempiendo non solo gli stadi, ma ogni giorno di quella rincorsa tricolore.
Ho tutte le immagini qui davanti agli occhi. Dopo il Lecce, il Como, ma prima del Como la trasferta di Pisa, forse l’unica paragonabile a questa sul lago. Sempre acqua era, lacrime di gioia e poi di costernazione, pioggia e pioggia, che non cancellava niente. (...) Roberto Pruzzo capocannoniere.
(...) Poi Roma-Lecce e l’assurdo di tutto. Roma-Lecce e la fine di quello che non era più un sogno, ma un tricolore solo da prendere. Ecco, semplicemente per cercare di restituire meglio l’importanza di questa trasferta:
Como-Roma arriva 7 giorni dopo Roma-Lecce, io, sinceramente, penso che chi sia stato a Como quell’anno debba venire considerato
come un Cavaliere della Roma. (...)
Perché non c’era nemmeno più un briciolo di speranza (...) eppure la curva del Senigaglia, e non solo quella, era piena dei tifosi della Roma.
E c’era quell’immagine, poi mostrata alla “Domenica Sportiva”, (...) di un tifoso della Roma (si chiamava Lorenzo) che, sotto la pioggia e con il lago che esondava, cantava a squarciagola: “Siamo i tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà (...) Forza grande Roma!”.
Non è facile smetterla di cantarla nemmeno adesso se ti rimetti col pensiero a quella partita, a quel giorno, a quell’epoca da sogno. E poi c’era uno striscione che scrisse tutto: “Una presenza che vale più di uno Scudetto”. Vero. “La nostra fede non conosce sconfitta”. Verissimo.
Stiamo parlando di questo. Stiamo parlando non di parole, ma di andare… Per la Roma. (...) Per la sola ragione della Roma, amare. Non so nemmeno come finì la partita.
(Il Romanista - T.Cagnucci)