Una maglia sotto la giacca: la strada per dribblare l'oblio

La penna degli Altri
di zzz
domenica, 27 maggio 2018 alle 13:56
totti foto russa
IL MESSAGGERO (A. ANGELONI) - «
A un certo punto della vita, si diventa grandi. Così hanno detto, che il tempo lo ha deciso... Maledetto tempo», Francesco Totti in lacrime, un anno fa, leggendo una lunga e struggente lettera d'addio ai suoi tifosi, tanti, presenti all'Olimpico e non. Un problema il diventare grandi per uno che è stato già grande. Totti ha inventato, per restare grande, il ruolo di dirigente-giocatore, tanti anni dopo il manager giocatore che abbiamo visto in Inghilterra. Perché tu fai ciò che sei, e Francesco, non c'è niente da fare, si sente ancora calciatore. Tanto. Non a caso avrebbe continuato volentieri, chissà, anche all'infinito. Ma questo non è stato possibile, maledetto tempo (citando lui). E' calciatore ancora oggi. Ma con la giacca del dirigente, per carità, rigorosamente senza la cravatta. Si allena, corre, gioca, parla come un giocatore: «E' finito il campionato, c'è il rompete le righe». Si ma solo per i suoi ex compagni, la scrivania non ha righe, non si rompe.
PASTA COL CAPITANO - Una partita in Cina, un Mundialito in Russia, prima un torneo del Circolo Aniene, altre amichevoli festose con i vecchi compagni di Roma, di Nazionale e avversari di un tempo. Tutto come prima, la vita scandita da una partita di pallone, che in lui non finisce mai. Quello che Totti è oggi non si può vedere davvero, ciò che era lo ammiriamo ancora, anche se in forma amatoriale. Pur sempre di amore si tratta. Perché poi lui è un dirigente vicino alla squadra, parla come i giocatori, pensa come loro e con l'allenatore ha una confidenza da capitano. Capitano lui, giocatore Di Francesco nell'anno dello scudetto. «Cento grammi di pasta, anzi fai centoventi, che questo ha l'abitudine de inforchetta' nel piatto mio». Questo sarebbe Eusebio, seduto accanto a lui, mentre Francesco ordina da mangiare al cameriere di turno: gli ruba la pasta dal piatto, sì, proprio così. Confidenze da pari, oggi come ieri. Ed è questa l'importanza di Francesco all'interno dello spogliatoio. Lo choc di cui parla De Rossi, alla fine, è stato meno scioccante proprio per questa maniera naturale di vivere Trigoria e il calcio con la cravatta. Un calciatore fantasma, o un fantasma calciatore. L'amico, il confidente, il consigliere, quello che ancora ha il grado più alto di appeal di tutto il gruppo. Basta stargli vicino in una serata qualunque in mezzo alla gente, che ancora lo chiama «capitano
». Ecco, la gente lo cerca sempre, lo aspetta, gli chiede un selfie. Lui si presta, sgrana gli occhi e clic. Alla prossima.

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