Scontro Roma-tifosi

La penna degli Altri
roma juventus pallotta
IL MESSAGGERO (A. ANGELONI) - La Curva Sud verrà chiusa un turno di campionato (Roma- Atalanta, 19 aprile) per decisione del giudice sportivo Gianpaolo Tosel, il quale ha voluto punire la Roma e i suoi tifosi per gli striscioni contro la mamma di Ciro, la signora Antonella Leardi, durante l’ultimo Roma- Napoli; la Curva Sud resterà sicuramente chiusa per decisione di James Pallotta detto Jim, presidente della Roma. Nel senso: il numero uno giallorosso ha deciso di non presentare ricorso, disperdendo così tutte le speranze di sovvertire una sentenza che, a detta di molti (avvocati e dirigenti giallorossi compresi), non ha una logica, perché non esiste un reato accertato ma solo i colpevoli di aver espresso un giudizio, magari squallido, inopportuno, ma non lesivo né offensivo. La sentenza, dunque, è stata politica, considerati pure i precedenti e la pericolosità della partita con il Napoli. Ma perché tutto questo? Il ricorso è stato considerato poco conveniente sia a livello mediatico sia per l’immagine che sarebbe stata trasmessa all’esterno, dimostrando che non si poteva contestare una punizione contro striscioni e cori condannati duramente anche dallo stesso presidente della Roma. Una questione di coerenza, a quanto pare. La decisione era stata praticamente presa (ricorso), poi ieri un semplice tweet della società per ufficializzare - senza dare spiegazioni - il dietrofront (niente reclamo), pur essendo convinti che alla fine, la squalifica della Curva, poteva trasformarsi un un’ammenda. Gli estremi per presentare reclamo c’erano e secondo i legali erano anche convincenti. In teoria, senza ricorso, vengono “tutelati” coloro che avevano ideato e esposto quegli striscioni contro la mamma di Ciro e non il resto della Curva che, pur non essendosi dissociata lì per lì, ha subito la sentenza e la prossima sfida con l’Atalanta dovrà vedersela a casa o in qualche altro settore.
RABBIA E BOICOTTAGGIO E sono proprio questi ultimi a non capire e sono i primi a protestare. "Non sei più il mio presidente - il commento su Facebook di un tifoso deluso dal businessman di Boston - I veri presidenti erano Viola e Sensi che si battevano contro le ingiustizie nei nostri confronti. Resta in America, qui non venirci più!", è solo uno dei tanti messaggi che giravano nel vari social network. Tanto per far capire come i tifosi, o molti di loro, non erano d’accordo sulla decisione della società. Una sottile sensazione di abbandono, dunque. Ovvio che nel mirino è finito soprattutto Pallotta che, dopo aver etichettato come fucking idiots gli autori degli striscioni, ha preferito non tentare di ribaltare la decisione presa dal giudice sportivo Tosel. Ma come, dai degli idioti ai colpevoli e poi lasci che ci rimettano gli innocenti? Questo un po’ il senso della protesta. È chiaro che fare ricorso avrebbe scatenato chi ha difeso la mamma di Ciro e condannato gli striscioni, considerandoli inopportuni. “Certo che ci voleva un americano per iniziare lo strappo contro gli idioti delle curve. Siamo diventati la barzelletta del mondo”. Poi «è la squalifica più ingiusta della storia»; «così tutelate noi abbonati seri e rispettosi delle regole? Ci auto tuteleremo non rinnovando». Non sono pochi i cinguettii anti Pallotta. «Vi state dando la zappa sui piedi, mettendovi contro anche chi magari non condivideva quegli striscioni » il messaggio postato su Twitter da un tifoso, seguito da altri dello stesso tenore: «Fortemente deluso da questa società che ha dimostrato che noi tifosi per lei non contiamo nulla», «Dovremo stare a casa per colpa di qualche idiota e di una società che non ci tutela...grazie!», «Ennesima manifestazione di menefreghismo verso i tifosi per bene, per voi siamo solo clienti. Vergogna!». C’è pure chi ora vuole che Pallotta «vada avanti, e faccia in modo che quelli che lui ha correttamente definito idioti nello stadio non ci possano entrare proprio più... tanto se vogliono li possono identificare tutti, uno per uno, tutto sta a volerlo».

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