Roma, Pallotta dice no a Friedkin: rifiuto definitivo o tattica per alzare la posta?

La penna degli Altri
venerdì, 29 maggio 2020 alle 14:07
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MILANO FINANZA (L. MONDELLINI) - Il prezzo non è giusto. E la trattativa più seguita nel mondo del calcio alla fine si è arenata. Ieri si è registrata una battuta d’arresto decisiva per la cessione della Roma al magnate texano Dan Friedkin. Ora resta da capire se il no pronunciato dall'attuale presidente giallorosso James Pallotta al suo connazionale sia stato detto in chiave tattica (ovvero per cercare di alzare l’offerta) oppure sia stato un pronunciamento definitivo. Ma la botta è grossa e farà discutere la capitale, sponda giallorossa.
Nella serata di ieri le fonti interpellate da MF-Milano Finanza propendevano per la seconda ipotesi, uno stop senza passi indietro. Ma nel business mai dire mai e occorrerà monitorare attentamente la situazione nei prossimi giorni per capire verso quale direzione si andrà. Secondo quanto ricostruito da questo giornale, l’offerta di Friedkin valuta il totale della Roma a un enterprise value di circa 580 milioni. Ma questo perché Friedkin, una volta acquistata la società, si sarebbe impegnato nel versare nelle casse giallorosse circa 85-90 milioni come aumento di capitale riservato.
Ciò significa che la valutazione fatta da Friedkin a Pallotta prima di questa futura immissione di capitale (una valutazione pre money
nel gergo della finanza) si aggirava sui 490 milioni. Di questi però circa 300 milioni sono rappresentati da debito, mentre 190 milioni è stato il valore assegnato agli asset della società. Di questi circa 20 milioni sono il valore assegnato alle società satellite che hanno in portafoglio, per esempio gli immobili di Trigoria oppure quello creato ad hoc per la questione stadio. Mentre i restanti 170 milioni sono il valore assegnato alla Roma in quanto tale. Quindi Pallotta e i suoi soci, che detengono una quota di controllo della Roma, di circa l'88%, avrebbero avuto in pagamento circa 177 milioni da una eventuale cessione. E siccome in questi quasi otto anni da numero uno giallorosso Pallotta ha investito circa 260-270 milioni, l'operazione avrebbe significato una perdita di circa 100 milioni.
Sta forse qui il motivo che ha spinto il finanziere di Boston a dire no. Il punto però è che per sperare di far tornare i conti l'attuale proprietà dovrà ora investire altri soldi nel club, a meno di non cedere sul mercato i gioielli proprio in un anno in cui causa Covid-19 sarà difficile incassare cifre sostanziose anche per i calciatori più talentuosi. Non a caso l’idea di Friedkin di immettere dopo l’acquisizione della società 85 milioni aveva lo scopo di dotare il club dei mezzi per preservare campioni come Zaniolo o Pellegrini nella rosa. Ora ripartono campionato e sogni.

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