Rivoluzione rosa in casa Rothschild. Il controllo del gruppo finanziario passa per mani femminili

La penna degli Altri
mercoledì, 22 settembre 2010 alle 17:38
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IL SOLE 24 ORE (L. MARTINELLI) - È stata una «rivoluzione» progressiva, quasi impercettibile. Ma ormai dal 2007 Ariane, sposa di Benjamin de Rothschild, il più ricco, il più discreto (e anche il più atipico) dei baroni banchieri, siede in tutti i consigli d'amministrazione del gruppo. In un mondo come quello dell'alta finanza, misogino senza ritegno, gli altri manager
In effetti, se sarà la discendenza ad assicurare il controllo delle attività familiari, come sempre è stato presso i Rothschild, la scelta sarà obbligata. Al femminile: Benjamin e Ariane hanno quattro figlie, di età compresa fra gli otto e i 15 anni. Ma, appunto, la «rivoluzione» è già iniziata. La coppia ha colto l'occasione dell'intervista al Nouvel Observateur per annunciare quello che da tempo era già un dato di fatto: lei è il numero due del gruppo. «
L'ho imposta, anche perché ha dimostrato di saperci fare – spiega Benjamin -. Noi due funzioniamo come una squadra
». Uniti. Complementari.
Facciamo le presentazioni. Cominciando dalla signora, ovviamente. Ariane, nata Langner, 45 anni, non è un'improvvisata nell'ambiente finanziario. Quando conobbe Benjamin, nel 1993, stava gestendo l'avvio delle attività in Europa dell'assicuratore americano Aig. È nata nel Salvador, da madre francese e padre tedesco (dirigente di un grande gruppo farmaceutico). Ha vissuto in diversi paesi dell'America latina e dell'Africa, prima di ottenere un master alla Pace university di New York. Cinque lingue parlate correntemente. Primo lavoro, cambista alla Société Générale. Al di là del suo look da borghese bon ton (capelli biondi tirati indietro), Ariane è una che sa il fatto suo, determinata, i piedi ben piantati per terra.
Diversa da Benjamin, spontaneo e irrequieto. 47 anni, quarta generazione di James de Rothschild, fondatore del «filone» parigino dell'impero (a sua volta figlio del patriarca Mayer Amschel), ha preso il posto del padre Edmond, morto nel 1997. Da allora Benjamin ha moltiplicato per dieci la stazza del gruppo Edmond de Rothschild, che gestisce oggi 130 miliardi di asset e può contare su oltre 3mila collaboratori. Le attività principali sono la gestione dei patrimoni di ricchi e meno ricchi e il finanziamento delle imprese, svolte mediante banche e società finanziarie in Svizzera, Francia e Lussemburgo. Poi si va dalla proprietà e gestione di alberghi a Megève a quella di vigneti nella regione di Bordeaux, passando per la produzione di formaggi (brie de Meaux) e le competizioni di vela (Gitana team). La coppia vive in un palazzotto sulle rive del lago di Ginevra, con vista sul monte Bianco. Per il lavoro si divide tra la Svizzera e Parigi, oltre a numerose scappatine in mezzo mondo.
Benjamin è un intuitivo, come quando, in pochissimo tempo, decise nel 1998 di assumere Michel Curiel, fino a quel momento al servizio di Carlo De Benedetti, al vertice della Compagnie financière Edmond de Rothschild a Parigi. È anche uno che sul più bello può partire per concedersi un giro sui suoi catamarani ad alto contenuto tecnologico o a cacciare l'orso in Russia (e non ha cellulare). Lei, invece, c'è sempre. «Sono ua persona concreta – spiega – e mi assicuro che le cose vadano avanti. Talvolta posso sembrare brusca. Ma c'è sempre poco tempo per decidere». Benjamin e Ariane, così diversi, viaggiano comunque all'unisono per la concezione del mondo e della società. «Sono più di sinistra che di destra», ha spiegato lui al settimanale francese (anche se, diciamolo, è sempre alla ricerca del miglior paradiso fiscale per i suoi clienti). È indignato dalla caccia ai rom voluta da Nicolas Sarkozy: «Spero che la Francia resti un paese di libertà e di diversità».
Ariane, ecologista convinta, è per un capitalismo nuovo, «all'insegna della solidarietà, che integri le dimensioni umana, etica e ambientale». Secondo lei la tradizione Rothschild (da sempre la famiglia consacra una parte delle proprie ricchezze alla filantropia, attualmente venti milioni di euro all'anno) rappresenta una buona base per combattere «contro una certa perversione del capitalismo, emersa con l'ultima crisi finanziaria. Bisogna ritornare all'essenziale, al buon senso contadino, a una visione a lungo termine». Sì, Ariane sa davvero il fatto suo.

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