Pjanic: «Roma e Milan sono la meglio gioventù, ma il più bravo è Totti»

La penna degli Altri
giovedì, 20 dicembre 2012 alle 12:39
CORSERA (L. VALDISERRI) - Mire Pjanic, giovane vecchio che a 22 anni ha giocato 202 partite da «pro» (Metz, Lione e Roma) e 38 con la Bosnia: in vista di Roma- Milan ci dice chi è più forte tra Lamela e El Shaarawy? «Totti». Anche lei con
«Totti».
Anche lei con questa storia che l’Italia non è un Paese per giovani?
«I due nomi che ha fatto dimostrano il contrario. El Shaarawy non lo conoscevo, mi ha sorpreso. Ha tirato fuori il Milan, quasi da solo, da una situazione difficile. Lamela aveva fatto vedere quanto è bravo già l’anno scorso e ora è migliorato nel fare gol. E poi c’èMarquinhos, fortissimo e ancora più giovane degli altri».
Totti, da bambino, si portava il pallone anche a letto. Lei?
«Pure io. Era l’unico gioco. I miei genitori sono fuggiti dalla Bosnia in Lussemburgo quando avevo due anni. Papà lavorava e poi andava ad allenarsi: in Jugoslavia giocava in serie B, nella Drina, ma in Lussemburgo non c’è professionismo. Mamma andava a lavorare nel pomeriggio, quando aveva finito papà, che mi portava con lui. Il campo da calcio era il mio asilo».
Poi la Francia,Metz e Lione. Adesso l’Italia. Perché la Roma?
«Mi hanno preso l’ultimo giorno di mercato. Io pensavo di restare a Lione. Poi mi ha chiamato Luis Enrique e mi ha convinto».
Ma il calcio italiano non è in calo?
«È un calcio difficile, tattico. A me piace. Mi fanno orrore solo i terreni di gioco. Come si fa a giocare se manca la base?».
Berlusconi è il presidente del Milan o un politico italiano?
«Il presidente del Milan. Sono convinto che il calcio per lui sia passione, non interesse. Nel Milan ha messo persone appassionate, come Galliani ».
Calcio e politica: Ljajic è stato cacciato dalla nazionale serba perché si è rifiutato di cantare l’inno. «Un’esagerazione. Così hanno perso un giocatore di talento. Il c.t. della Bosnia ci lascia libertà: ognuno si comporta come vuole, sempre nel limite dell’educazione».
La Jugoslavia unita, oggi, avrebbe uno squadrone.
«L’ha sempre avuto, ma i problemi erano altri. Problemi che hanno portato a una guerra, l’unica cosa che non risolve mai nulla e fa andare tutto peggio. Sa perché mi piace il calcio? Perché si gioca in tanti e l’unica cosa che conta non è da dove vieni ma la maglia che porti».
La Roma, oggi, è sesta.
«Ma solo la Juve ci è stata superiore. Siamo forti. Dobbiamo crederci».
Conosceva Zeman? «Sinceramente, no. In Francia non guardavo la serie A. In verità guardo poco calcio in tv. Solo la Champions».
Più facile vedere la Bosnia alMondiale 2014 o la Roma in Champions?
«Tutte e due. Perché no?».
E il caso De Rossi?
«Un campione, lo sanno tutti. Una grande persona, lo posso dire io che ci passo tanto tempo insieme. Ma il calcio è così: devi mettere tutto in discussione, sempre. Alla Roma c’è un solo titolare, gli altri devono lottare per avere una maglia».
Inutile chiederle chi è, vero?
«Totti. Ma se lo merita. A me piace giocare in una squadra giovane e ambiziosa, lo sono anch’io. Ma quando c’è pressione te la tolgono quelli che hanno esperienza».

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