Muro attorno a Conte: terrà?

La penna degli Altri
domenica, 29 marzo 2015 alle 11:31
conte conferenza
GASPORT (M. CECCHINI) - Sotto la pioggia, allargando le braccia e urlando al cielo. Per Antonio Conte il pari di Sofia è sì il ritrovare la sana adrenalina del calcio giocato, ma anche un graffio alle certezze tecniche maturate finora. Il c.t. è lapidario: «
Il primato nel girone della Croazia non mi fa innervosire perché ha dimostrato di essere più forte dell’Italia: lavoreremo per colmare il gap». Per ora quindi il futuro resiste, anche se incrinato. La cerimonia degli addii, d’altronde, è arte più complessa rispetto a quella repentina dell’innamoramento, anche se il gusto finale che ne resta è spesso quello di una sconfitta di coppia. Così in effetti apparirebbe se il rapporto tra il c.t. e la Nazionale dovesse interrompersi. Chi gli è stato vicino in questa «due giorni» bulgara, racconta di non averlo mai visto così letteralmente furioso. Al netto delle presunte minacce del web, Conte si sente «sotto attacco permanente», crede di non avere neppure un giornalista dalla sua parte, ritiene che gli attacchi della dirigenza juventina siano un modo di riscrivere la storia quasi orwelliano, fatto cioè per cancellare le radici, così da schierargli contro il bacino di tifo più grande del calcio italiano. Perciò non ci si può sorprendere che le dimissioni siano uno scenario da considerare almeno fino a giugno, quando l’Italia affronterà la partita forse decisiva contro la Croazia. E non è un caso che il c.t. dica: «Alcune cose non possono scivolare: rimangono e feriscono. Io ho sempre lavorato sodo e duro, a volte ho portato risultati. Chiedo di essere lasciato in pace. Non voglio subdole affermazioni. Quelle non scivolano, e poi io ho la memoria di elefante»: Elkann è servito.
«VOGLIO PACE» - Tre comunque sono le sue certezze di fondo: la Federazione (anche se debole) è dalla sua parte; i giocatori sono tutti schierati con lui (Buffon è stato chiaro, e Conte aggiunge «la squadra con me è abituata ad avere intorno casino»); il suo appeal di allenatore non è scalfito, e sotto traccia possono esserci almeno due club pronti ad accoglierlo qualora le cose andassero in un certo modo: Milan e Psg. Attenzione però ai meteoriti. Un mese fa il p.m. di Cremona, Roberto Di Martino, ha chiesto il rinvio a giudizio per frode sportiva, su cui il g.u.p. - tra giugno e settembre - dovrà decidere. Al netto dei 4 mesi già patteggiati con la giustizia sportiva, forse è proprio la tutela dell’immagine a far credere a Conte che il ruolo di c.t. (per definizione sempre sotto assedio) non sia il migliore per proteggersi. Anche se certi atteggiamenti sopra le righe - l’ultima l’intervista Rai di due giorni fa, in cui l’allenatore si è allontanato dopo domande non certo cattive - non lo agevolano, così come farebbero riflettere le seconde dimissioni in meno di un anno.
GUIDOLIN, ZAC E GIOVANI - Al netto dell’accordo con la Puma, modulato anche in funzione dell’ingaggio di Conte, la Federazione potrebbe dover pensare anche a un piano B qualora Conte andasse via. E allora tornano a galla due nomi, che incarnerebbero quel ruolo di tutor gradito a Tavecchio: Guidolin e Zaccheroni. Nomi d’esperienza, utili a far rinascere quella (economica) scuola federale che vedrebbe in prima fila uno tra Antonio Cabrini e Gigi Di Biagio pronti dal 2016 al grande salto. A cancellare questo progetto potrebbe essere Luciano Spalletti, ma è possibile che club di prima fascia lo seducano più di un progetto azzurro in effetti ricco d’incognite. Come un po’ si è visto anche a Sofia. «Dispiace - ha detto ancora Conte - perché per lo sforzo fatto e le occasioni create avremmo meritato la vittoria. La squadra mi è piaciuta sotto tutti i punti di vista: abbiamo giocato a una porta e costruito diverse occasioni, ma abbiamo raccolto il minimo». Il finale è amaro. «Più offeso o deluso dopo queste 24 ore tormentate? Fate voi le vostre considerazioni
». Diremmo un bella miscela di entrambe. E per sapere se sia esplosiva o meno dovremo aspettare ancora un po’.

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