Ma perché non cominciamo anche noi a giocare? Meglio le tournee a Singapore...

La penna degli Altri
sabato, 16 agosto 2014 alle 18:49
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REPUBBLICA.IT (A. VOCALELLI) - Bisogna cambiare tutto, o molto, del calcio italiano. Certo, sono importanti gli uomini. Sono fondamentali i programmi. Ma sono essenziali anche le abitudini. Dopo il campionato francese, a ridosso del Ferragosto - noi l'avremmo definita una dimostrazione di professionalità - è cominciato anche il campionato inglese. Per tutti, per intenderci anche per Rooney, che è stato impegnato (per la verità poco, come noi d'altronde) al Mondiale. E' partita la Premier, con il suo interesse, con le sue sorprese, con i suoi gol, con il pubblico giustamente entusiasta e felice di potersi gustare qualche partita in un periodo tradizionalmente di ferie. Da noi, in Italia, no. Le abitudini, dicevamo, resistono a tutto, anche ad un mondo che si sta trasformando: e in Italia evidentemente non si può giocare come in Francia o in Inghilterra. Da noi bisogna aspettare fine agosto, praticamente i primi di settembre. Nel frattempo andiamo a giocare a Singapore, negli Usa, in Austria, da una parte o dall'altra, con amichevoli a cui siamo spesso impreparati o in test assolutamente senza alcun significato tecnico. Ecco non si capisce perché gli altri possano tranquillamente scendere in campo in campionato, con il suo carico di adrenalina, e noi dobbiamo riempire questo agosto in partite o partitelle di semplice allenamento o di vetrina.
E non è un particolare da poco. Perché, tra poco, vedrete, si tornerà a parlare delle difficoltà dei nostri club, "costretti" ad affrontare competizioni internazionali con pochissimi test nelle gambe. Perché tra un po', vedrete, si tornerà a parlare della necessità di ridurre le squadre della serie, portandole a 18, magari a 16, perché il calendario è troppo affollato. Sì, è verissimo, è troppo affollato, ma semplicemente perché noi cominciamo a giocare in ritardo e perché durante le feste natalizie ci sarà uno nuovo stop. Così il 26 dicembre, come è successo in questo 16 di agosto, ci metteremo tutti davanti alla tv per seguire magari la Premier, per entusiasmarci per una rovesciata di Rooney, per interrogarci sugli impacci del Manchester United, sulla sua necessità di migliorare e acquistare qualche buon giocatore, per scoprire cosa si è inventato per questa stagione Mourinho. In Italia, no. In Italia non si fa così. Per poi accorgerci che siamo rimasti indietro. Parecchio indietro.

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