Luis Enrique, mi manda Guardiola. Finché il Barça non lo richiama

La penna degli Altri
mercoledì, 08 giugno 2011 alle 10:01
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IL GIORNALE (C. DE CARLI) - Ormai abbiamo la Spagna dentro il cervello, il nuovo Eldorado c’ha fulminato, la nazionale un piccolo Barcellona, De Laurentiis dichiara apertamente di ispirarsi ai catalani, il modello è la cantera, il fair play del gruppo Guardiola la filosofia della famiglia vincente. E così non era un depistaggio la corte della Roma a Villas Boas, non esattamente una copia di Luis Enrique, ma nella nuova dirigenzaitalo-americanailtentativodifareunarivoluzioneeazzerareilpassatoerapalese. L’originale resta il Barcellona A, in mancanza dei titolari c’è il lato B della faccenda, e cioè Luis Enrique Martinez Garcia e il suo 4-3-3 che nella Seconda divisione spagnola ha distrutto ogni precedente record di reti. Incassandone anche troppe, ma ogni medaglia ha il suo lato B.
JosepGuardiola per LuisEnrique non è solo il suo predecessore sulla panchina del Barcellona B, è la guida assoluta, il maestro da studiare e copiare, un amico che lo ha spinto alla Roma, quello che lo ha convinto più di ogni altro incontro con WalterSabatini. José Maria Orobigt, l’agente di Guardiola, lo ha già designato l’unico possibile erede dell’attuale tecnico del Barcellona: «Da quello che ho potuto vedere sta crescendo sulla scia di Pep - ha confidato -, è un grande lavoratore. E’ giovane, ma si muove come unveterano, tiene molto alla disciplina ed è attentissimo ai dettagli. È lui il futuro Guardiola». Uno che picchia duro in spogliatoio, magari sarà facile con i vari Jeffren, Romeu e Montoya, tutti poco piùcheventenni, mailcarattere è quello di un perfezionista che ha chiuso un ironman di 3.800 metrianuoto, 180Km in bicicletta e 42,195 di corsa in 10 ore e19 minuti. Fisicamente e mentalmente pare esente da crolli e con una grande autostima. Roma bella e affascinante ma Barcellona resta la meta, nel suo contratto ha fatto inserire una clausola che lo libera nel caso Guardiolalasci il club, eccoperché voleva firmare un annuale, percepisce, o forse ha ricevuto unaconfidenza diretta, che Pep è all’ultima stagione e lui vorrebbe fare il bis, successore sulla panchina B catalana e poi anche su quella più prestigiosa. In Catalogna lo chiamano Lucho, lui è tutto tranne che accondiscendente, decide tutto in primapersona, non accetta consigli, seprendedimiraungiocatore gli spegneilsorriso. Ad alcuni giovani della cantera è bastata la chiamata in prima squadra per escluderli dal gruppo. Ha un suo personalissimo staff e si fida solo di quello, il suo vice è Joan Barbarà, Ricard Segarra il preparatore dei portieri, Ramon Isidre e Robert Moreno i tattici, il preparatore atletico è anche il suo personalissimo trainer e sichiama Josè Ramon Callen. Se li porta a Roma, magari sceglie un solo tattico ma vuole con sè Ivan De la Peña, suo primo collaboratore, ex Lazio ma nonci si ferma davanti al passato. Poi ci sono i piccoli, l’attaccanteJeffren èil piùfamoso, Soriano è il Pichichi della seconda divisione, Romeu Vidal ha esordito in finale di Supercoppa e sarà molto difficile strapparlo a Guardiola, Montoya è un esterno basso, under 21, Enrique li vuole tutti nella Capitale. Farebbero da maestri ai veterani del centrocamporomanista, ritenuto dalla stragrande maggioranza della nostra critica il più solido, perJosè Mourinho il più invidiato.
Impresa non facile ma quella di Luis Enrique è una rivoluzione soprattutto sul prato, ritmi e allenamentidapaura, attaccanti massacrati da lavoro dedicato, vietatiicrossdallefasce, quelli alti per intenderci, quelli che predilige Borriello. Molto lavorosullefasce, equiJeffrensarebbe veramente uno specialista, e palla rigidamente giocata bassa, passaggistretti, possessomaniacale. Insomma ilBarça. Vucinic alla Juve, Menez al Milan, Doni, Pizarro, Cassetti, Riise, Perrotta, tutti a fine corsa, si vocifera di un ritorno di Aquilani, e di Angelo Peruzzi come team manager, ci sono Podolski e Kranjicar in agenda, ma è tutto fermo, anche il rinnovo di Daniele De Rossi. Il motivo è semplice, non c’è nessuno che ha l’autorità per metterci una firma, appena il Cda delega un consigliere, ancheperLuisEnrique sarà tutto fatto. C’è un progetto grande come una montagnainbilicosuunabiro, comunque allo spagnolo daranno tutto ciò che desidera, per ora un biennalea1,5milioniastagione con opzione per la terza, sempre che ne faccia due.

APPENA ARRIVATO

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