Lamela o Lopez. All'Olimpico dubbio boemo

La penna degli Altri
domenica, 26 agosto 2012 alle 10:53
GASPORT (A. CATAPANO) - Chissà se il direttore sportivo Walter Sabatini da ieri starà pensando alle dimissioni. Quel passaggio della conferenza di Zeman deve avergli provocato una crisi esistenziale. «Tra Lopez e Lamela non ci sono tante differenze — ha detto il boemo —, sono allo stesso livello: hanno capito poco tutti e due». La frase, detta con la leggerezza estetica che appartiene a Zeman, in realtà è piuttosto pesante, soprattutto per l'argentino.
Un anno fa Dopo due estati di grande calciomercato, Erik Lamela resta l'acquisto più caro della Roma americana: tra cartellino, commissioni e bonus, un anno fa Sabatini fece sborsare al club circa 19 milioni di euro per assicurarsi il talento del River Plate, allora nemmeno ventenne. Forse troppi, si disse. «Vedremo se saranno troppi anche tra un anno, o se saranno diventati pochi», rivendicò con orgoglio il d.s.
«Lamela — proseguì all'arrivo dell'argentino — farà innamorare i tifosi della Roma, ne sono sicuro. E se non diventerà un campione — aggiunse —, vorrà dire che sono un asino e dovrò cambiare mestiere».
Oggi Questa frase, riletta alla luce della conferenza di Zeman, fa sorridere. Sabatini non sta preparando la lettera di dimissioni, ci mancherebbe. Ma il dubbio che sul conto di Lamela abbia esagerato viene. Il ragazzo ha talento da vendere e a sprazzi ha esibito giocate interessanti. Ma dopo una stagione di ambientamento e due mesi di lavoro, non si può dire che abbia fatto progressi. Né sul piano tecnico, né su quello della personalità. «Non avverto pressione intorno a me», giura lui. Con Luis Enrique, però, ha sofferto tutte le volte che non è partito titolare. E con Zeman non è scoppiato l'amore. Il boemo lo pungola dall'inizio. «Lamela ha il vizio di giocare spalle alla porta — disse dopo i primi giorni di ritiro —, per un attaccante è inconcepibile».

E stasera? Se siamo ancora a questo punto, c'è da preoccuparsi. E non ci sarebbe da stupirsi se stasera col Catania, come già avvenuto con l'Aris, Zeman lanciasse Nicolas Lopez, e non Lamela, dal primo minuto. Il ragazzino uruguaiano, catapultato in pochi mesi dall'Uruguay all'Italia, e poi dalla panchina della Primavera agli schemi con Totti e Osvaldo, ha più alibi dell'argentino. Per entrambi, comunque, Zeman prevede grandi cose. «Hanno numeri eccezionali, speriamo di non avere problemi più in là». Quanto tempo ci vuole per arrivare più in là? Il campionato è adesso, i 55 mila dell'Olimpico si aspettano grandi cose. Se Zemanlandia è una festa, bisognerà pur divertirsi. Da stasera.

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