La filiera del vivaio: viaggio nel dietro le quinte del calcio giovanile, così nascono i baby campioni

La penna degli Altri
sabato, 06 luglio 2019 alle 1:53
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ILPAESESERA.IT (E. MENGHI) - Un bambino e quasi cinquecento occhi intorno. Il dietro le quinte del calcio giovanile è un sistema complesso, organizzato, in cui nulla viene lasciato al caso. Noi siamo andati a scoprirlo, entrando nella grande casa della Roma, che vanta uno dei migliori vivai d’Europa.
A far sì che l’ingranaggio funzioni, da sei anni a questa parte, c’è Massimo Tarantino, che ha sposato un progetto, una filosofia, e non va da nessuna parte perché a Trigoria, nonostante i forti venti di cambiamento, lui ha una poltrona comoda nell’ufficio arricchito da trofei e soddisfazioni. Dal responsabile delle giovanili giallorosse comincia la catena di crescita, anticipata solo dai “casting” degli scout, incaricati di effettuare le prime selezioni e portare i più bravi al quartier generale, dove direttori e staff tecnico fanno da filtro nelle scelte dei futuri calciatori. Due giocatori per ruolo più qualche jolly, in caso di abbondanza di talento ai provini.
Rose corte per non lasciare nessuno fuori dai convocati, perché il bambino ha bisogno di vivere un’esperienza positiva. Il percorso comincia presto, a 9 anni, e finisce a 19: un decennio in cui il club forma i professionisti di domani, sperando di ridurre al minimo il margine di errore. E senza vendere sogni a nessuno.
Già nei colloqui iniziali con le famiglie si parla di esperienza, non di carriera: il linguaggio è fondamentale per non costruire illusioni. Sono più i giovani che non ce la fanno rispetto a quelli che troveremo un giorno in Serie A.
La realtà è crudele e palesa ampi margini di crescita di tutto il movimento giovanile made in Italy, che resta ancora un passo indietro rispetto a quello europeo. La Roma ha scelto di non fare mercato con gli under 14, tra le società italiane che possono investire con forza nel vivaio è quella che produce più giocatori con alte probabilità di arrivare almeno in Primavera, pur pescando solo talenti a livello regionale fino ai 14 anni e fino ai 16 solo in Italia.
Per elevarsi agli standard dei competitor europei, il club giallorosso vuole aumentare il numero di ore di attività: oggi vanno dalle 4 dei più piccoli alle 10 dei maggiorenni. L’obiettivo è vivere la Roma a 360°, creando appartenenza.
L’attività comincia dopo Ferragosto, da subito il bimbo incontra e conosce le persone che entreranno nel suo quotidiano, cioè l’allenatore, il suo collaboratore, il preparatore atletico, il fisioterapista, il maestro di tecnica e il team manager. Ma oltre al campo c’è una sfera altrettanto importante con cui il baby calciatore viene a contatto, a partire dallo psicologo, che segue attività prestabilite con cui accompagna famiglie e ragazzi nel percorso, intervenendo solo in casi straordinari con il singolo giocatore.
Per evitare che i genitori diventino “invasivi” si è scelto di fare prevenzione attraverso meeting creati per trasformare i parenti nei migliori alleati, anche se spesso, purtroppo, sono protagonisti in negativo sulle tribune. Peggio ancora quando gli amici di famiglia vestono i panni dei procuratori prima che arrivino quelli “veri”, armati di pretese e contratti.
Punti di vista differenti che intercorrono nella crescita del bambino. Fondamentale è il sistema scuola, che convive perfettamente con l’attività del calciatore, anzi a questa età la decide per certi versi: un insegnante ha il potere di non far convocare il ragazzo in caso di comportamenti sbagliati tra i banchi segnalati tramite nota ufficiale. A far rispettare le regole ci pensa anche il tutor scolastico, l’esigente professor Manrico. All’interno di Trigoria c’è un liceo sportivo per i soli tesserati, le medie vengono coperte dall’istituto paritario Papa Giovanni II di Ostia (c’è un servizio pullman riservato per chi dorme nel centro sportivo).
Poi c’è chi educa al cibo, un nutrizionista che studia il menù per il piccolo sportivo e istruisce i genitori con manuali sulla corretta alimentazione degli atleti.
Ultimo, non per importanza, il dipartimento di perfezionamento, voluto e importato da Monchi sul modello spagnolo e composto da 6-7 allenatori più simili a personal trainer, incaricati di lavorare individualmente sulle carenze tecniche dei baby talenti. E quando, finalmente sbocciati, lasciano Trigoria per andare a giocare in prestito non restano mai da soli: c’è un dirigente “accompagnatore” che tiene gli occhi aperti su questo prezioso futuro costruito in casa.
CURIOSITÀ TECNOLOGICHE
PROVA MICROFONO: I tecnici vengono microfonati una volta al mese, la registrazione viene auto-ascoltata dagli allenatori che si auto-valutano alla presenza dello psicologo del club. I dirigenti non ascoltano. Questo è il metodo scelto per costruire il miglior processo di comunicazione con i bambini.
GPS: Sulla casacca dei bambini in allenamento viene utilizzato il sistema di posizionamento globale che in prima squadra viene utilizzato ordinariamente. Quello strumento farà parte delle loro vite e la Roma vuole farli abituare il prima possibile. Come fosse uno smartphone.
REPLAY: Nella sala video i ragazzi non studiano gli avversari, come fanno i “grandi” nel prepartita, bensì rivedono loro stessi in azione nella gara per analizzare gli errori e migliorarsi. Il focus è sul bambino, non sul risultato.
PICCOLE DONNE - Tre anni fa è arrivata la richiesta della Federazione per introdurre le squadre femminili anche a livello giovanile. La Roma ad oggi conta 120 bambine, oltre alle ragazze della Primavera di Melillo e della prima squadra di Bavagnoli che quest’anno ha partecipato per la prima volta alla Serie A. Si parte dal campionato Under 15, sotto questa età si continua a giocare con formazioni miste. Il movimento è in crescita.

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