La Coppa Italia il trofeo che vale più di una stella

La penna degli Altri
mercoledì, 21 aprile 2010 alle 8:17
IL ROMANISTA (M.IZZI) - Sono tutt’altro che facili da decifrare le vicende della Coppa Italia giallo-rossa, o meglio lo sono alcune delle partite che hanno fatto la storia nella competizione di questo club. Ci sono match in cui la Romaavrebbe avuto tutti gli stimoli del mondo per trovare la giusta concentrazione .in cui la giusta concentrazione non è stata trovata. Vi sono invece gare in cui esistevano tutti i presupposti per mollare ed invece la Lupa ha trovato la forza per battersi con le unghie e con i denti arrivando
Del resto per la Roma aggiudicarsi il trofeo significherebbe dare un senso ad un’annata sino a quel momento assai deludente, chiusa con un anonimo ottavo posto in campionato. Per giunta, dopo 28’, Francesco Totti colpisce battendo Abbiati con una violentissima punizione calciata con un diabolico effetto a rientrare. Fino alla fine del primo tempo gli uomini di Fabio Capello non rischiano nulla, sembra l’ideale premessa ad una ripresa in cui chiudere i conti invece è il blackout totale. A partire dal 17’ della ripresa il Milan va a bersaglio per quattro volte, ipotecando la Coppa e lasciando i tifosi a chiedersi come fosse stato possibile. Il 31 maggio arriva il momento della gara di ritorno. San Siro veste l’abito di gala visto che il programma della serata prevede l’esposizione della Champions League. Qualunque altra squadra al mondo sarebbe scesa sotto la “Madunina” per fare da tappetino alle celebrazioni di Maldini e compagni. La Roma, però, nel bene e nel male non è “qualunque altra squadra al mondo” e dalla capitale partono al seguito dei nostri 500 tifosi ciecamente convinti di poter ribaltare la situazione. L’entusiasmo dei sostenitori giallorossi si unisce alla classe immensa di Francesco Totti e al 19’ della ripresa il tabellone recita Milan - Roma 0-2. Un altro acuto e la Coppa Italia tornerebbe a casa dopo dodici anni. Una nuova, incredibile amnesia difensiva e a tempo scaduto il solito Inzaghi, faranno sfumare il clamoroso ribaltone, la Roma deve maledire l’inspiegabile gara d’andata e rimpiange un risultato che era assolutamente alla propria portata. Ancelotti e la Coppa dei Campioni riportano fatalmente alla mente un’altra gara di Coppa Italia disputata il 7 giugno 1984.
A una settimana dalla drammatica sconfitta nella finale con il Liverpool, a cinque giorni dall’annuncio ufficiale fatto dal presidente Viola dell’ingaggio di Sven Goran Eriksson e del conseguente saluto di Nils Liedholm, il calendario chiama la Roma a disputare i quarti di finale di Coppa Italia. L’avversario è proprio il Milan (sulla cui panchina, per l’occasione siede quel Galbiati che sarà il vice di Fabio Capello nella magica cavalcata scudetto del 2000/01), squadra che dopo poche settimane accoglierà Nils Liedholm e Agostino Di Bartolomei. I giallorossi storditi, psicologicamente devastati dalla maledetta serata del 30 maggio, si trascinano in campo senza nessuna velleità, nonostante i furiosi tentativi di Viola di spronarli a reagire. Il presidente, commovente nella sua determinazione, ha trascorso la vigilia della gara recandosi nelle stanze d’albergo di tutti i suoi giocatori per cercare di spronarli a reagire, per far capire che l’ unico modo per alleviare la delusione è quello di voltare pagina e gettarsi nuovamente nella competizione con l’obiettivo di vincere.
Tra gli inconsolabili c’è anche Falcao, che per alcuni giorni si è chiuso nel più totale silenzio, negandosi al telefono e mangiando da solo. La mattina svegliandosi non riesce che a dire:
«Non può essere vero, non è possibile perdere così». In queste condizioni pensare di poter cavare qualcosa di positivo è pura follia eppure, eppure nel sottopassaggio dell’Olimpico accade un vero e proprio miracolo. Maldera si affaccia per un secondo in campo e rimane a bocca aperta, chiama Falcao e gli dice incredulo: «E’ pieno ». All’Olimpico c’erano 67.500 spettatori paganti (neanche la finale raggiungerà quella sbalorditiva quota). Paolo Roberto Falcao ricorderà: «Mi aspettavo di giocare tra pochi intimi e invece quando scendemmo in campo sentii l’incitamento della Curva Sud, avevo i brividi sulla pelle ci diede una carica enorme, capimmo che non potevamo mollare».
Quella gara finirà 1-1 grazie alla rete di capitan Di Bartolomei che pareggerà l’autorete di Nappi. A San Siro la Romapiù grande di sempre passerà con una doppietta di un Cerezo semplicemente mostruoso. Da questo momento in poi nessuno potrà più fermare l’armata giallo- rossa che farà fuori il Torino e il Verona, grazie alla rete di Cerezo nella gara d’andata e all’autorete di Ferroni in quella di ritorno del 26 giugno 1984.
Dai precedenti storici appare evidente che il pubblico può giocare un ruolo strategicamente decisivo per chiamare a raccolta le energie della squadra e trascinarla alla vittoria. Per quanto riguarda gli stimoli, ci permettiamo di proporne uno che riguarda capitan Totti. Segnando ancora tre reti in questa competizione, Francesco diventerebbe il marcatore più prolifico della storia della Roma. Il record, attualmente detenuto da Roberto Pruzzo, con 20 centri, seguito da Giannini con 19, vede il campione del mondo al terzo posto, con 17 centri a parimerito con Rizzitelli. Inutile dire che vedere Totti primeggiare anche in questa graduatoria sarebbe il viatico migliore per arrivare ad alzare il trofeo. La vittoria finale, inoltre, farebbe cucire sulla maglia della Lupa la stella d’argento

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