Il lampo del Farone e il buio diagonale

La penna degli Altri
domenica, 21 aprile 2019 alle 14:20
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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - Mettetela come vi pare, ma da quando Edin Dzeko gli ha passato la sveglia negli spogliatoi di Ferrara, sabato 16 marzo, Stephan El Shaarawy sembra un altro. Anzi, è un altro. Uno meglio di quello di prima, a giudicare dai fatti. Più determinato, meno lezioso, più cattivo. E il gol realizzato in casa dell'Inter, dopo quell'assist da fantascienza dell'altra settimana confezionato contro l'Udinese proprio per l'amico bosniaco, lo sta a confermare. Una rete bellissima, frutto di un destro avvolgente, seducente, letale dopo una doppia finta da urlo. Una vera prodezza, in poche parole. Decimo centro in campionato, miglior cannoniere della Roma. Più prolifico anche di Dzeko. Che, dicono, nonostante le incomprensioni (eufemismo...) di metà marzo adora giocare con il Faraone al fianco.

LA SOLITA DORMITA - Edin è uno che non solo sa giocare al calcio, ma che anche si intende di calcio, e quelli bravi li sa riconoscere: ecco perché, se fosse per lui, Elsha sarebbe sempre in campo. Non che SES nel recente passato abbia dovuto faticare più di tanto per rimediare una maglia da titolare: con Eusebio Di Francesco aveva il posto praticamente assicurato e con Claudio Ranieri, dopo qualche incomprensione iniziale e un modulo forse non adattissimo alle sue qualità, è stato costantemente presente. E pensare che nell'immediata vigilia della partita di San Siro il Faraone era entrato nella lista degli uomini in dubbio per via di un problemino muscolare (strano...): nulla di grave, però, a giudicare dalla sua convincente prestazione milanese. In linea, soprattutto nella prima parte, con quella della Roma tutta. Una squadra, finalmente. Una squadra che, nonostante tutto, continua a prendere sempre gli stessi gol. Tipo, quello sul secondo palo di testa su cross proveniente dalla corsia opposta. Una specialità di Karsdorp, per intenderci, andata in scena anche con l'olandese a casa per infortunio. Cambiano gli interpreti, ma non cambia la sostanza. E la faccenda comincia ad avere dell'incredibile, se non fosse che è credibilissima. Peccato, perché quell'errore, il solito buio in fase di diagonale difensiva, ha impedito a Ranieri di tornare nella Capitale con il bottino pieno. Il punticino serve solo a restare in scia del Milan quarto, non a entrare in Champions: ecco perché quel retrogusto di occasione perduta un po' rimane. Il fischio finale del campionato è ancora lontano: ora è vietato perdere tempo con i rimpianti, però.

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