Il codice delle contraddizioni

La penna degli Altri
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IL ROMANISTA (L. PELOSI) - Il più grande autogol della storia recente della Nazionale, e cioè il codice etico, continua a violare la porta di un’Italia sempre meno credibile. Ieri, 4 giorni dopo la gomitata di Chiellini a Pjanic, è tornato a parlarne il presidente federale Giancarlo Abete. «Io e Prandelli - ha detto - abbiamo sempre detto che il codice etico non ha nulla a che fare con la giustizia sportiva. Sono due cose completamente diverse. E’ una valutazione che Prandelli fa in completa autonomia e come tutte le valutazioni è soggetta a critica. Le polemiche non mi preoccupano, sono il sale del calcio. Addirittura il tifo, che alcune volte sconfina in faziosità, è il propellente del calcio, però bisogna avere la capacità di equilibrarlo con la lucidità dei ragionamenti, ma è una cosa che succede in tutti i paesi». Facendo un ragionamento lucido, Abete intende dire che il fatto che Chiellini sia stato squalificato per tre giornate non debba far scattare automaticamente il codice etico.
Che forse, quindi, ha subito un aggiornamento rispetto allo scorso 7 ottobre, quando Prandelli dichiarò: «Io non ho mai chiamato un giocatore sotto squalifica, ci sono i fatti a dimostrarlo. Punto». E allora mettiamo anche noi il punto, e poi proseguiamo: «Le regole sono molto chiare e non vedo perché si debba polemizzare». Nessuna polemica. Evidentemente però, lo scorso 7 ottobre, il codice etico era collegato alla giustizia sportiva e quindi non è vero che Abete e Prandelli hanno «sempre detto» che non ha nulla a che fare con la giustizia sportiva. Prandelli già quel 7 ottobre si stava smentendo. Il collegamento con la giustizia sportiva era un escamotage per giustificare la convocazione di Balotelli, che aveva appena scontato in campionato una squalifica di 3 giornate. «E io non posso aggiungere punizione a punizione» disse il Ct. Peccato che l’avesse già fatto, proprio con Balotelli. Il 29 febbraio 2012 infatti lo aveva escluso dalla lista dei convocati per l’amichevole di Genova contro gli Stati Uniti. Il calciatore, allora al Manchester City, era stato squalificato per aver camminato sopra a Parker del Tottenham. Peccato che il fatto fosse del 22 gennaio e al 29 febbraio Balotelli aveva già scontato la squalifica.
Evidentemente ci deve essere stato un altro aggiornamento del codice etico, visto che allora il Ct non si fece scrupoli ad aggiungere «punizione su punizione». «Non posso permettermi di avere in squadra giocatori che con una reazione mi lasciano in 10», disse. Ecco perché stavolta non ha applicato il codice: in effetti Chiellini quando dà le gomitate non lascia mai la Juve in 10. Ancora parole, ieri. Il vicepresidente federale Demetrio Albertini, il più grande sostenitore all’interno della Figc del codice etico, dice: «Il codice che abbiamo discusso fin dall’inizio della mia delega al fianco delle nazionali è una linea guida sui comportamenti dei giocatori, pienamente condiviso dalla squadra, che lascia al ct il potere di scelta indipendentemente dagli altri organi giudicanti». Poi annuncia che lascerà la federazione dopo i Mondiali in Brasile. Quel Brasile che vinse i Mondiali del 1994 anche grazie al suo errore ai calci di rigore, ma questo non c’entra. Tornando a Chiellini, che effettivamente non lascia mai la Juventus in 10, Gennaro Gattuso dichiara che «Chiellini è un giocatore importante e Prandelli non può lasciarlo a casa. In ogni caso non mi è sembrata così violenta quella mezza gomitata». Quasi comprensibile, visti i metodi che usava Gattuso in campo, ma allora non c’era il codice etico. Irrompe anche Pirlo: «Non è stato un gesto violento, è stato un contatto, il calcio è uno sport di contatto». Però Chiellini aveva detto che era un blocco tipo basket. Deve averne vista poca, di pallacanestro.

APPENA ARRIVATO

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