LR24 (A. CIARDI) – Secondo le cervellotiche norme arbitrali, è rosso per Malen a Como, non è rosso per Rafa Marin a Napoli, perché il difensore "ha avuto fortuna", ha "soltanto" travolto col corpo Wesley, in stile autotreno che perde il controllo, ma in fondo non gli ha spezzato la gamba, perché il piede a martello non ha colpito il brasiliano. Lo slancio senza cautela di Malen, che entrando per prendere il pallone non ha travolto nessuno, ma ha preparato l'intervento con un'entrata potenzialmente pericolosa, è stato punito col rosso. L'entrata da kamikaze del difensore napoletano, che in quel momento al pallone da colpire neanche pensava, tanto era smisurata la foga agonistica, non è sanzionabile con l'espulsione. La linea Orsato è apprezzabilissima, finalmente in Italia si torna a giocare a pallone e non si sta soltanto in attesa che a Lissone sminuzzino le immagini incriminate per cercare irregolarità, ma nelle ultime settimane alcuni arbitri sembrano votati a un inopportuno revisionismo storico, riportandoci a un recente passato caratterizzato da decisioni incoerenti e a immagini riviste mille volte. Nonostante questo, con la grazia ricevuta perché Marin è rimasto in campo, Napoli bolle credendosi rapinata. Da chi, non è lecito saperlo. Piange perché Beukema ha studiato male recitazione, simulando pateticamente la morte, due volte in venti secondi, e non gli costa neanche un rimbrotto. Ma al peggio non c'è fine, e allora si chiede persino il rosso per l'uscita fuori area di Gollini. Siamo al fantasy-ball. Un delirio. Con le moviole nazionali che mostrano l'azione più di quanto mostrino i sei gol del match, aprendo dibattiti sul nulla. Forse perché vogliono capire quale episodio abbia fatto "scapocciare"
Allegri nel post partita.
La Roma supera indenne la trasferta col terzo pareggio in tre big match. Si è fatta rimontare dall'Inter, ha rimontato due volte il Napoli, le hanno bagnato le polveri a Como, dove ha giocato un tempo in dieci. Ok, manca ancora la vittoria negli scontri diretti, ma lasciamo a
Gasperini ciò che è suo, non ha colpa lui se la Roma dei predecessori spesso con le big scendeva in campo già mangiata. L'anno scorso, a Napoli finì due a due. E si perse in casa con l'Inter e fuori casa col Como. Passi avanti ce ne sono. Poi, ovvio, le vittorie che mancano negli scontri diretti vanno recuperate quando si incrociano tutte le altre, e la Roma in questo è specialista, le vince tutte da più di sei mesi. Squadra sempre all'altezza, nonostante fossero fuori tre pilastri, uno per reparto: Svilar, Kone e Dybala. Mentre il Napoli aveva recuperato quasi tutti. Superficiale, dunque, parlare di sfida fra squadre in emergenza. Al Napoli, in fondo, mancavano soltanto Alisson e Neres, non proprio due stelle. Rrahmani ammaccato era in panchina. Buongiorno non c'è mai, come Pellegrini. Lo spirito è giusto, la Roma è gasperiniana, lecito credere persino che sia stato registrato il marchio alla SIAE. Non molla mai, nonostante un primo tempo grigio e una scarsa precisione negli appoggi e nei cross che va corretta in fretta se si ambisce al definitivo salto di qualità. Undici partite, coppe comprese, sei vittorie, quattro pareggi e la sconfitta col Real Madrid, maturata sappiamo come. A parte gli ultimi dieci folli minuti contro gli spagnoli, la Roma soltanto al Maradona, per meno di mezz'ora, è sembrata prossima ad alzare bandiera bianca.
I calciatori di Gasperini stanno tutti sul pezzo, compresi i meno dotati. Anche se in questo weekend Lazio e Inter possono piazzare una mini fuga, il Como si è rifatto sotto,
Milan e Juventus possono sfruttare un turno molto più soft. Il campionato è lungo e la Roma c'è. Lo sanno tutti. Soprattutto chi piange parlando di favori arbitrali per spostare l'attenzione da un inizio di campionato da incubo. Nel frattempo sono già cinque le partite senza Svilar, tre e tre quarti senza Kone e tre e mezza senza Dybala. Pellegrini, in bocca al lupo, non possiamo contarlo. C'è quasi da sperare che alla prossima sosta partano tutti per le Nazionali, perché gli stop dei ragazzi di Gasperini non hanno niente a che vedere con la Nations League o con le partite celebrative in Sudamerica. La sfiga colpisce alla cieca. La Roma per ora fa se stessa pure fuori dal campo. Silenziosa di fronte al dico non dico dell'allenatore del Napoli. Allegri, secondo retroscena, nel tragitto fra televisioni e sala stampa, avrebbe fatto riferimento al piazzamento finale nello scorso campionato dei giallorossi, a cui avrebbero messo la
Champions in tasca. Che vuol dire? Un'insinuazione? O è soltanto l'amarezza di un uomo che con il Milan si suicidò, dilapidando gli otto punti di vantaggio sulla Roma a cinque giornate dalla fine passando dalla vista scudetto al seminterrato europeo? Nel dubbio, per ora, silenzio a Trigoria. Chiaro che si risponderebbe basandosi su un retroscena, credibilissimo ma pur sempre retroscena, perché Allegri non aveva il microfono sotto al naso. Ma, dando seguito al processo evolutivo degli ultimi mesi, sarebbe molto apprezzata una svolta dialettica quando qualcuno da fuori getta ombre su squadra e club. Anche perché l'ultimo dirigente che ha chiarito qualcosa in pubblico in modo perentorio è stato Ranieri, quando con mal destrezza provò a radere al suolo Gasperini, allenatore della Roma, non avversario...