Gattuso: "Totti è unico, stupirà ancora"

La penna degli Altri
lunedì, 31 dicembre 2012 alle 9:31
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IL MESSAGGERO (U. TRANI) - «Mi mancano gli spot che facevo ogni mese, e per anni, con Francesco e Ilary. Lì ho scoperto che uomo è il capitano. Lo pensano viziato e, invece, è umile e generoso. Istintivo. Credo che mi somigli». Rino Ga
Dopo 13 anni, è il primo campionato senza Ringhio: è mancata più l’Italia a Gattuso o lei al nostro calcio?
«La serie A a me. Ma come quindici anni fa, quando lasciai Perugia per andare a Glasgow, eccomi all’estero. Perché voglio ancora giocare. La mia è passione. I soldi non c’entrano».
Più dura questa separazione o l’altra?
«Questa. I miei piccoli, Gabriela di otto anni e Francesco di cinque, non erano pronti. Oggi sono i più felici. Frequentano una scuola internazionale, lei parla due lingue. Scelta difficile, ma dovevo andare via: non volevo essere un peso per il Milan».
Come mai all’estero e non in un club italiano?
«Perché amo troppo il Milan. Per anni ho fatto il capo ultrà, non potevo vedermi con una maglia diversa da quella rossonera. In questi giorni mi sono allenato a Milanello: un mio amico-preparatore mi ha detto che solo un pazzo come me poteva lasciare questa società».
Come valuta l’esperienza al Sion?
«Ottima. Sono lì da sei mesi, mi sembra di essere con loro da tre anni. Ho azzerato tutto e mi sono messo a disposizione. Non conta la mia carriera. Vivo la squadra dalle otto di mattina alle otto di sera. Mia moglie dovrebbe ammazzarmi: le avevo promesso che lì mi sarei rilassato».
E’ vero che sta studiando da manager?
«Vorrei provarci, ma ho bisogno di un progetto. Il presidente Costantin sembra Zamparini: è già al quarto tecnico, ma siamo a un punto dalla zona Champions. Ora penso a giocare. Mi piace stare nello spogliatoio e questo campionato è più valido di quanto mi aspettassi. Con giovani di prospettiva».
Tornando al nostro di torneo, che cosa sta accadendo al suo Milan?
«Prima della Roma, la squadra era in ripresa e giocava un buon calcio. La sconfitta dell’Olimpico, però, non cambia nulla. Si è rinnovato molto e ricominciare non è facile. Il problema è indicare ai tifosi l’obiettivo: bisogna essere onesti e sinceri. Ci sta un ridimensionamento dopo tanti anni vissuti ai vertici nel mondo. Anche il Real per un lungo periodo non ha vinto, ma la leggenda è rimasta. Sarà così pure per il Milan».
Berlusconi di nuovo protagonista in politica: il Milan ne risentirà?
«Quando era premier abbiamo vinto tutto. Sono i giocatori che vanno in campo. Il carisma del presidente, comunque, aiuta».
E’ vero che Gattuso potrebbe candidarsi?
«L’ho sentito dire anch’io... La politica la lascio agli altri. Non fa per me. Mi basta il calcio».
Del Piero dimenticato in Australia e Totti ancora top player in Italia: come giudica il momento dei suoi due amici?
«Quando la Roma ha preso Zeman ho pensato: Francesco migliorerà ancora. Noi giochiamo con due occhi, lui con sei. Due davanti, due dietro e due nei piedi. Unico. Alex, invece, è stato tradito dal suo club. Non so quali accordi c’erano, ma ha dovuto lasciare Torino. È un grandissimo, un ragazzo riflessivo. Mi dispiace: alla Juve ha dato tanto».
Parlando di Totti, ha chiamato in causa Zeman. Perché?
«Lo reputo un grande. Si può discutere tatticamente, ma è coerente nel lavoro. E non guarda in faccia nessuno».
Come Prandelli: ha apprezzato la novità del codice etico?
«Sì. Non è facile rinunciare a campioni come De Rossi. Ma escludendolo lo ha aiutato. In più ha tolto all’Italia quella fastidiosa etichetta. Nessuno adesso dice che facciamo catenaccio e contropiede. Ha costruito una squadra sempre propositiva».
La sorpresa del campionato?
«La Fiorentina. Montella non era un santo da calciatore. Contestava sostituzioni e altro. Adesso parla e sembra nato allenatore».
Lo scudetto lo vincerà la Juve?
«Sì. E’ la più forte. Società organizzata e squadra solida. E lo stadio fa la differenza».
A Galliani chi consiglia tra Balotelli e Drogba?
«Uno dei due. Meglio, però, Balotelli. E’ giovane e italiano. E l’ambiente del MIlan lo aiuterebbe».
I giovani che preferisce?
«Tanti, cresciuti grazie alla partenza di alcuni campioni. Come El Shaarawy che ha avuto spazio dopo l’addio di Ibrahimovic. Mi piace Destro che però gioca poco. Mi fa impazzire Insigne».
Chi è il nuovo Gattuso?
«Mi viene da ridere... Ma non ero uno scarpone?».

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