LEGGO (F. BALZANI) - «
Lo scudetto lo vinca il migliore, cioè noi». In un aula magna che assomigliava a una fetta di curva Sud (con tanto di cori)
Garcia ha rilanciato le ambizioni della
Roma e ritrovato il sorriso dopo un mese fatto più di ombre che di luci. Il tecnico, che ieri ha ricevuto il p
remio “Etica nello Sport” alla facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata, ha stimolato la fantasia degli oltre 300 studenti quando a sorpresa ha detto di voler rispondere alle loro domande piuttosto che fare il «solito discorso».
E la prima domanda non poteva che essere su Juve-Roma: «Quella è stata una partita particolare, per certi versi l’ho cancellata, per altri no. Perché proprio quel giorno la Roma ha dimostrato di essere all’altezza, di valere il primo posto. Rivera (tra i giurati, ndr ) dice “Vinca il migliore”? Spero di sì, perché i migliori siamo noi». Sfrontato Rudi prima di ammettere le difficoltà della Roma al cospetto dei top club europei: «In Italia stiamo diventando grandi, in Europa siamo ancora piccoli. L’atteggiamento nel ritorno col Bayern è un atto di umiltà, abbiamo riconosciuto un avversario più forte ed era giusto adattarsi. L’Italia per crescere deve seguire il modello tedesco». Lo choc però sembra superato: «Nessuna stagione è un fiume tranquillo, un po’ di turbolenza c’è sempre. Ma è nelle difficoltà che si vede se il gruppo è forte. E io sono tranquillissimo».
Non poteva mancare la domanda su Totti dopo lo screzio al momento del cambio di domenica scorsa. «Francesco è fantastico. Come fa a non esserlo il giocatore che ha sempre voglia di giocare tutta la partita? La prima cosa che gli ho detto quando sono arrivato a Roma è stata: “Mi piacerebbe vincere qualcosa con te”. Lo penso ancora». Infine sul rapporto con i calciatori: «So solo che non posso allenare, senza amare i miei giocatori. Si deve ascoltare, parlare coi giocatori. Io, avendo giocato, penso ancora come un calciatore. Per questo quando mi vogliono fregare, non ci riescono
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