IL TEMPO ( T. CARMELLINI) - Siamo a cavallo del duemila, cammino assieme a un paio di colleghi sul viale di Trigoria verso il campo dove noi giornalisti assistevamo agli allenamenti della prima squadra, cercando distrattamente di leggere un sms sul telefonino. Ad un tratto un urlo squarcia il silenzio surreale del Fulvio Bernardini: "A Carmellì...quando hai finito il braccio è ora che te metti l'occhiali". E' Totti, a torso nudo, affacciato dalla finestra della sua stanza al primo piano di Trigoria che mi "percula", tra le risate generali, sull'avanzare degli anni e l'inevitabile calo di diottrie. Un episodio, una battuta che racconta meglio di qualsiasi noiosa biografia chi era, ed è tuttora, Francesco fuori dal campo.
Un "cazzaro", nell'accezione positiva del termine, il classico romano doc con la battuta istantanea, sempre pronto allo scherzo: insomma, una persona normale, simpatia innata, molto più di quanto il suo carattere introverso mostri al resto del mondo: soprattutto a chi sta fuori dal suo.
Uno di quelli ai quali una volta accesa in faccia la telecamera, si blocca il mascellone, cambia volto e mostra tutta la sua timidezza. Pudore? Impacciato? Questione di feeling diceva qualcuno e la sua storia lo racconta, perché proprio quella timidezza, quell'imbarazzo naturale ne ha fatto in molte situazioni il suo punto di forza. Mai cambiato, sempre lo stesso, ancora infinitamente legato alla sua cerchia, quella stretta: il suo fratello manager, cugini, amici veri, gente con il quale c'è un interscambio di stima e affetto ben oltre gli interessi.
Per certi versi Totti (per molti il Pupone, lui però ha sempre odiato essere chiamato così) ha un talento naturale, trasmette una simpatia contagiosa e quell'imbarazzo diventa il modo di colpire al cuore delle persone, che nel corso degli anni sono diventate letteralmente il suo popolo. Al punto di vivere un dramma collettivo, quel 28 maggio del 2017. Che a Roma resta scolpito come il giorno del grande pianto, perché l'addio al calcio di uno così per i romanisti è stato vissuto al pari di un lutto. Un taglio col passato dopo aver scritto pagine indelebili della storia giallorossa.
Sul Totti calciatore banale andare oltre o non ripetere cose già dette e scritto in anni di cronache sportive. Così come la sua scelta di restare a Roma, la città che lo ha cisto crescere e della quale è innamorato pazzo. Ognuno ha il suo gol di Totti nel cuore, il mio l'ho vissuto al mondiale in Germania contro l'Australia, semplicemente il penalty perfetto.