Felicità Stramaccioni «Una stagione perfetta»

La penna degli Altri
giovedì, 24 giugno 2010 alle 8:42
ILROMANISTA (V. META) - EFFETTO SCUDETTO. A una settimana esatta dal trionfo di Montepulciano, Andrea Stramaccioni è tornato a parlare dell’impresa tricolore, la seconda della sua carriera in giallorosso dopo il titolo conquistato nel 2007 con i Giovanissimi Nazionali. Davanti alle telecamere di Roma Channel, il tecnico ha ripercorso le tappe di una stagione molto vicina alla perfezione. «Di un successo come questo, forse ti rendi conto dopo, quando è passato qualche giorno». Abbronzato, sorridente, ma privo del cappellino d’ordinanza, Stramaccioni ha svelato un divertente retroscena della festa scudetto: «Quando siamo tornati a Trigoria dopo la finale, abbiamo trovato ad aspettarci quasi cinquanta persone, fra genitori e amici, nonostante fosse passata l’una di notte. Sono molto geloso del mio cappellino, ma ho voluto regalarlo idealmente a tutti i nostri tifosi. Dalla partita con il Palermo in poi, non ci hanno mai lasciati».
Sette giorni dopo aver alzato la coppa sotto il cielo di Toscana, i tempi sono propizi per un’analisi più lucida della stagione appena conclusa:
«Credo che quest’annata resterà nella storia del settore giovanile, non solo della Roma ma di tutta Italia. Non ricordo una squadra pari a questa, anche a prescindere dalla vittoria di Arco. Devo fare i complimenti si miei ragazzi per la concentrazione e la continuità che hanno dimostrato nel corso di tutto l’anno». Una continuità di prestazioni più ancora che di risultati, che ha permesso alla Roma di acquisire una sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi, apparsa più che mai evidente in tutte e quattro le partite delle final-eight. «La principale forza di questa squadra è quella mentale - ha confermato il tecnico -, perché ci era capitato di fare un bel calcio già nel corso della stagione, ma alle finali è sempre diverso. Abbiamo capito sin da subito di avere delle caratteristiche molto precise. Come diciamo noi, siamo una squadra da "palla addosso", velocità, corsa e qualità sono le nostre prerogative. La Roma quest’anno ha sempre fatto le partite. Sempre. Lo scudetto è passato attraverso un grandissimo primo tempo contro la Juve, ma anche nella ripresa non abbiamo mai abbassato il baricentro. Per questo dico che questa squadra rimarrà particolare, per la qualità che è riuscita a esprimere».
La Roma dei ’93 è stata talmente forte da far sembrare facili anche impegni difficili come quelli delle final-eight: «Nel calcio non c’è mai niente di facile, ma come ho sempre detto ai ragazzi, siamo noi che possiamo far diventare facili le cose se giochiamo da Roma. All’esordio con la Fiorentina sapevamo che loro avrebbero fatto la partita della vita perché venivano da tre sconfitte consecutive contro di noi, ma è stato nel primo tempo con il Cittadella che abbiamo rischiato di più. Le finali sono state il coronamento di tanti mesi di lavoro dietro le quinte. Lo dico con un pizzico di malinconia, ma da allenatore credo che una stagione così sia difficile da ripetere ». Le fortune degli Invincibili di Stramaccioni sono passate anche attraverso un reparto difensivo impenetrabile: «È tutto merito del lavoro - non si stanca di ripetere il tecnico -. È quello che ci ha permesso di far fronte ad assenze importanti come quella di Carboni ad Arco e di Sabelli a Chianciano. Tutti hanno capito che le individualità, anche quelle più talentuose, vanno messe al servizio del gruppo».
La Roma campione d’Italia è anche una squadra di romanisti, a cominciare dallo stesso Stramaccioni. «Come dico sempre, i pochi che non erano romanisti lo sono diventati. Questo è un gruppo eccezionale e credo che la romanità per noi sia un valore aggiunto. I complimenti di Bruno Conti? Se sono a Roma lo devo a lui e in questi cinque anni penso di essere cresciuto molto. Sentirgli dire certe cose non può che riempirmi di
gioia»
. Il tecnico ha inoltre rifiutato il paragone del gruppo dei ’93 con le annate che l’hanno preceduto nella sua gestione: «Chiudersi nel discordo delle annate è un giochino difficile. In fondo anche i ’92 hanno vinto lo scudetto e i ’91 l’hanno sfiorato. La mia è una provocazione, ma quando si parla di Totti, De Rossi o Aquilani, chi se lo ricorda se hanno vinto il titolo Giovanissimi? Il mio scudetto è quando i ragazzi mi portano la maglia
con cui hanno esordito in serie A o B, come hanno fatto Bertolacci, D’Alessandro e Pettinari»
. Dopo due scudetti, quale sarà il futuro di Stramaccioni? «Se l’anno prossimo avrò la fortuna di competere in un campionato con lo scudetto in palio, proverò a rivincerlo... Diciamo che si è conclusa una stagione che mi rimarrà nel cuore. Questi ragazzi ti coinvolgono, abbiamo fatto talmente tante trasferte che ho visto più loro che i miei parenti». E dire che dopo Arco, qualcuno aveva escluso che la Roma potesse vincere il tricolore, chiamando in causa la scaramanzia: «Eh, c’hanno provato, sì...ma noi siamo stati più forti anche della sfortuna».
Invincibili, appunto.

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