Chi si piazza tra i pali non è il problema reale

La penna degli Altri
giovedì, 04 aprile 2019 alle 13:37
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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - Una panzata fatale. Robin Olsen difficilmente dimenticherà la clamorosa papera, quell’inutile tuffo nel nulla, regalata alla Roma contro il Napoli. Perché quell’errore, che ha spianato ancor di più la strada della vittoria agli uomini di Carlo Ancelotti, gli è costato il posto di titolare. Dopo averlo difeso fino all’impossibile, Claudio RanieriMi fido di Robin», ricordate?) è stato costretto a toglierlo dalla porta, e a dare contro la Fiorentina fiducia all’esperto Antonio Mirante. Una decisione che era nell’aria da settimane, che era stata via via rimandata ma che, dopo il Napoli, era diventata obbligatoria. Non che Olsen sia stato uno degli artefici principali della triste annata giallorossa, ma lui una bella mano l’ha data. Mettendo in mostra più difetti che pregi (sempre 9 milioni è costato...), anche se per un certo periodo aveva dato l’impressione di poter ricoprire il ruolo se non altro con personalità. Ma, forse, è stato soltanto merito della sua vena fortunata (chiamiamolo così...) che spesso gli ha evitato pessime figure anche dopo errori clamorosi.
ANTICHI GUAI - Dentro Mirante, dunque. Non un fuoriclasse del ruolo (non ce ne voglia...), se mai un onesto professionista incaricato di fare meglio di chi stava facendo molto male. E, in certi, casi il compito è agevolato. E chissà che nella decisione di Ranieri non abbia pesato a favore di Mirante anche il Fattore C, inteso come Comunicazione: i giocatori della Roma in campo comunicano poco, e forse con Mirante l’allenatore ha voluto incrementare la capacità di guidare la squadra, di dare ordini da dietro. Ipotesi, semplici ipotesi. Tutte chiacchiere della vigilia, si sa, spazzate via dal fischio d’avvio di Massa. Perché l’ultimo arrivato, questione di minuti, è stato subito costretto a dimostrare che non vive da anni tra i pali per caso, e ne sa qualcosa Benassi. Così come Muriel, poco dopo, è stato costretto a tenersi in gola l’urlo per un gol negatogli in tuffo ancora da Mirante. Incolpevole, a seguire, sul colpo di testa da due passi di Pezzella. Emblematica un’inquadratura di Olsen in panchina: della serie, chi sono, cosa ci faccio qui?Mah. Quando - però - vedi che la Viola ripassa avanti con una deviazione di Jesus su tiro di Gerson, Mirante incolpevole, capisci che forse il problema non è il portiere ma la porta della Roma. O, meglio ancora, il problema è la Roma, al di là di chi gioca tra i pali. Come testimoniato dal risultato finale, un pareggio che non serve a niente.

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