
LR24 (AUGUSTO CIARDI ) - Difendere, preservare, tutelare e supportare l'allenatore. E chi se ne frega se prima di lui la Roma aveva chiesto la disponibilità a Conte, Gasperini, Mihajlovic e De Zerbi. Può capitare di trovare la compagna della vita dopo avere corteggiato, flirtato e magari detto ti amo a tre donne diverse. Il calcio, soprattutto quello moderno, non prevede amori eterni, ma quando si trova quello giusto, si deve viaggiare con lui, fare in modo che il percorso da condividere non lasci rimpianti, non preveda una cadenza di passi differente. Paulo Fonseca è diverso. Che sia migliore o peggiore, lo dirà il tempo. Che sia un predestinato che fra qualche anno finirà su una panchina più nobile, lo dirà il tempo. Ma è diverso. Fonseca non piange, perché non cerca alibi. Molti suoi colleghi davanti a un numero di infortuni da bollettino di guerra, avrebbero inondato le sale stampa e le zone miste di lacrime. Fonseca dopo cinque mesi di accanimento del fato ostile si è permesso di definirsi preoccupato. Soltanto per rafforzare pubblicamente la sua richiesta di forze nuove per implementare l'organico ridotto all'osso. Fonseca è diverso. Studia e rispetta l’avversario al punto da modificare, senza snaturare l'essenza, l'assetto della sua squadra. Perché Fonseca non insegue la celebrazione dell'ego e dei suoi intendimenti calcistici. Il suo obiettivo è l’affermazione della Roma. Il bene comune. Il fine principale e unico.
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