H501

In The Box
giovedì, 16 luglio 2020 alle 18:57
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LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Se Lorenzo Pellegrini fosse nato a Rasun Anterselva, comune della provincia di Bolzano, forse lo guarderemmo con occhi diversi. E, forse, lui non porterebbe in spalla il peso gravoso di un'eredità che è già stata impugnata nei confronti di Florenzi. Lorenzo Pellegrini da Rasun Anterselva, comune sparso della provincia bolzanina, duemilanovecento abitanti e non duemilioninovecentomila. Gli zeri finali fanno la differenza. Sia chiaro, a Pellegrini non manca la personalità per imporsi in un contesto ambizioso se non addirittura volubile. Però a ventiquattro anni se il numero di partite anonime continua a essere elevato, forse è arrivato il momento di concentrarsi sull’indole di un ragazzo che vedendolo giocare contro il Verona fa rabbia, perché in una partita così dovrebbe dettare legge e più in generale nel campionato italiano dovrebbe fare la differenza.
Indole e non indolenza, e in questo caso a fare la differenza non sono gli zeri ma le tre lettere finali. Perché Pellegrini non è indolente, ma deve dare una svolta alla sua carriera. Lorenzo Pellegrini da Rasun Anterselva, che poi significa radura davanti al bosco, farebbe discutere molto meno. Essere nativi di una città non è un merito ma un fatto casuale. Spesso però lascia oneri che prevalgono sugli onori. Se hai ventiquattro anni e fai il calciatore professionista non devi soltanto adoperarti per la consacrazione, sei costretto a convivere con una storia in cui chiunque vorrà scrivere un capitolo che ti riguarda. Nel libro sui figli di Roma. Sui tuoi fratelli. E se i tuoi fratelli maggiori più giovani si chiamano Totti e De Rossi, tu che della generazione successiva sei il più rappresentativo, nei tuoi confronti ci saranno sempre delle pretese, la maggior parte delle quali ingiustificate.
E probabilmente ti sentirai diverso. Perché come accade coi bambini piccoli ci sarà la gara fra chi si chiede se gli occhi li hai "presi" più da mamma o da papà, e se la bocca è quella de nonno o de zio. A ventiquattro anni urge continuità di rendimento, per evitare che poi a ventisette ti si consideri ancora giovane e che a trenta tu venga etichettato come tanti promettenti ragazzi usciti dal vivaio che non hanno mantenuto le promesse. A ventiquattro anni, se nella tessera sanitaria il codice della tua città è H501 e non H189, quello di Rasun Anterselva, dovrai camminare su due strade, quella che per talento e professione stai battendo, in Serie A, da cinque anni, e quella che la città di nascita ti ha cucito addosso.
Forse per questo se Lorenzo Pellegrini fosse nato a Rasun Anterselva affronterebbe un percorso meno tortuoso. Poi, sia chiaro, anche se fosse nato nella provincia autonoma di Bolzano sarebbe opportuno un cambio di marcia, perché è peccato mortale mostrare a intermittenza delle evidenti doti, e perché le prestazioni apatiche che hanno caratterizzato gli ultimi mesi spostano la discussione sull’appartenenza, sulla dannata fascia di capitano che a Roma assurge a un inspiegabile ruolo di rilievo fino a diventarne una questione di vita o di morte, sulla diversità di una squadra che ha sempre avuto in organico rappresentanti provenienti dal vivaio. Bello eh, persino suggestivo, ma a volte limitante. Perché non tutti nascono Totti e De Rossi. A volte si nasce a Roma, si diventa tifosi della Roma, si gioca in Serie A dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili della Roma, ma non per questo si ha l’obbligo di dovere diventare idolo, riferimento e simbolo della Roma. Ecco perché a volte può essere un vantaggio nascere a Rasun Anterselva. Che poi ospitava la via Aguntum-Vipitenum, che collegava Bolzano a Innsbruck, passando per il Brennero. Quindi, in fondo, anche nella radura davanti al bosco ci sono tracce dell’Impero. E allora, forse, non ne usciremo mai.
In the box - @augustociardi

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