LR24 – L’arrivo di Roma-Inter, atto principale della 5a giornata, ha riportato in superficie alcuni dei ricordi peggiori di Gasperini, ben nascosti comunque dai risultati conseguiti con straordinaria continuità da praticamente un decennio. Il punto di partenza è la filastrocca statistica che ormai rotola ovunque da giorni: 36 confronti con l’Inter, appena 5 vittorie, 9 pareggi e 22 sconfitte, per una media punti di 0,67, la più bassa dello score dell’allenatore con squadre affrontate almeno 5 volte.
Non basta la differenza di potenziale tra i nerazzurri e le squadre avute a disposizione da Gasperini a spiegare i numeri. Infatti, dividendola in 3 blocchi da 12 gare, paradossalmente il più recente è quello col dato peggiore (10 sconfitte e 2 pareggi): 12 sfide in cui la distanza tra l’Atalanta che aveva costruito nel tempo, o la Roma dello scorso anno, e l’Inter era diminuita rispetto a quando, ormai quasi 20 anni fa, si affacciava alla Serie A col Genoa. Il grafico dell’andamento, infatti, riporta la trasformazione dell’Inter dall’arrivo di Antonio Conte, nel 2019/20, come il momento in cui Gasperini non è più riuscito a battere i nerazzurri: 14 gare, tra campionato e Coppa Italia, con appena 4 pareggi come magra consolazione. L’anno prima, con Spalletti sulla panchina dell’Inter, Gasperini gli aveva rifilato addirittura un 4-1. Con l’arrivo di Simone Inzaghi, nonostante due pareggi il primo anno, il confronto si è acuito ancor di più: 8 sconfitte consecutive, seguite dalle 2 rimediate con la Roma lo scorso anno, quando Chivu aveva ereditato, e custodito gelosamente, il lavoro del predecessore.
Serve, probabilmente, allargare il discorso ad aspetti che vadano oltre la cabala o la mera differenza di valore tra i giocatori in campo. L’intuizione di Gasperini nel non possesso nasce in un periodo in cui le squadre erano estremamente posizionali in campo, dunque quelle pressioni aggressive, in parità numerica, risultavano insopportabili per la maggior parte delle squadre che, al limite, finivano a ridursi in giocate dirette, senza particolari preparazioni, dove la fisicità dei difensori aveva spesso la meglio. Progressivamente, sempre più squadre hanno preso spunto, in parte o integralmente, dal sistema di Gasperini, così la reazione strategica è stata quella di aumentare la mobilità in possesso, perdendo, come si sente dire ormai da un po’, i riferimenti col ruolo di partenza. A farlo maggiormente, in Italia, è stata proprio l’Inter di Simone Inzaghi. Il movimento costante, ma coordinato, dei nerazzurri rendeva particolarmente complesso per il sistema di Gasperini mantenere contatto in quei riferimenti sull’uomo. Giocatori che, in costruzione, si abbassavano o si aprivano, se non per ricevere, per aprire varchi diretti per Lautaro&Co., abili a ricevere o combinare sotto pressione per poi sfruttare le capacità in campo aperto di Thuram, Dumfries, Dimarco o chi per loro.
Basta riannodare il filo al Roma-Inter di un anno fa: Gasperini sceglie un terzetto difensivo inedito, sintomo di come avverta la necessità di accorgimenti per risolvere il rebus nerazzurro. Ndicka, in quel caso, farà il terzo di destra, con Mancini centrale ed Hermoso sul centro-sinistra. Il motivo, poi confessato dall’allenatore a fine partita, è chiaro: lo spagnolo doveva accorciare su Barella, il “dispari” negli accoppiamenti di mezzo, mentre Cristante e Koné si concentravano su Calhanoglu e Mkhitaryan. Proprio i movimenti ad abbassarsi o aprirsi di Barella tirano fuori Hermoso spalancando un accesso diretto alla profondità per Thuram, su cui Ndicka tenterà di “salvarsi” con un fuorigioco malriuscito. In ogni caso, comunque, avrebbe dovuto affrontare un duello su 50 metri con uno degli attaccanti più veloci della Serie A. Al ritorno, in cui la Roma andò sotto dopo appena 1 minuto, la strategia designata era diversa: uno dei tre offensivi, Pellegrini, stavolta si occupava di Calhanoglu, pareggiando il conto in mezzo e permettendo un iniziale 3 contro 2 difensivo sugli attaccanti dell’Inter. Solo quando Pisilli, più tardi, rompeva sul terzo centrale allora si sarebbe riproposta l’uscita di Hermoso su Barella. Lo svantaggio immediato, però, fece accartocciare velocemente il piano tornando a quello dell’andata con effetti tutt’altro che rigeneranti.
Nei giorni in cui si discute di possibili modifiche, negli uomini e nell’atteggiamento, per tamponare le difficoltà palesate contro l’Inter, è proprio Gasperini, negli anni, ad aver dimostrato di aver pensato e proposto soluzioni differenti quando era chiamato a confrontarsi con i nerazzurri. La più clamorosa è del 2020 e poi riproposta nel 2022: mettendo da parte la tradizionale difesa a 3 per una sorta di 4-2-3-1. Ad influire sulla scelta, però, anche una serie di infortuni che aveva ridotto le scelte a disposizione. Così Gasperini, nel gennaio di 4 anni fa, si presentò con Djimsiti a destra, Palomino e Demiral come difensori centrali e Pezzella a sinistra. La scelta, tuttavia, era tutt’altro che conservativa: facilitava gli accoppiamenti, senza scalate in avanti particolarmente gravose. Il trequarti, in quel caso Koopmeiners, aveva sul foglietto delle indicazioni quella di seguire il play avversario, De Roon e Freuler pareggiavano il conto con le rispettive mezzali. Finì 0-0, ultimo risultato positivo conquistato da Gasperini contro la sua bestia nera(zzurra), col dato più basso di possesso registrato nel ciclo all’Atalanta (36%) ma interrompendo una serie di 39 partite consecutive di Serie A in cui l’Inter aveva sempre segnato.
Nel gennaio successivo, nel 2023, l’Atalanta deve tornare a San Siro per i quarti di Coppa Italia. L’atteggiamento è diverso dal solito, la prima pressione non è in parità numerica e con la canonica aggressività ma mira a mantenere una superiorità più indietro nel campo e una maggior compattezza di squadra. L’obiettivo è limitare proprio quegli accessi alla profondità che l’Inter sa cucirsi sulla misura dei comportamenti difensivi dell’Atalanta. Lo confesserà proprio Gasperini, al termine della gara persa 1-0: “Inizialmente siamo rimasti più indietro per concedere meno spazi. Quando abbiamo provato ad alzare il pressing non avevamo le energie e la velocità giuste”. Domani un altro capitolo, a cui, come spiega la storia, seppur nefasta, Gasperini tenterà di porvi rimedio. Magari senza cambiarsi d’abito ma adattandolo all’evento.