Il fotogramma

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mercoledì, 20 aprile 2011 alle 9:39
IL ROMANISTA (P. MARCACCI) - A volte ci basterebbe un ghigno, soltanto quello: di disappunto, di frustrazione anche, cattiveria agonistica o cattiveria e basta; un ghigno per dire che non ci stiamo, che se le cose vanno male può venir meno la lucidità ma non deve mai mancare la rabbia.
Quella che per un pubblico come il nostro, pure nelle annate più magre, giustificava gli applausi e consentiva a giocatori tutt’altro che indimenticabili di guadagnarsi la propria razione di consenso.
Staremo bene attenti a non scivolare nella retorica, come se poi fosse un peccato mortale, però lasciateci dire che in questa Roma di sguardi perennemente bassi, di mezzi sorrisi malinconici rivolti all’avversario o al guardalinee, di palloni scandagliati nel vuoto solo per disfarsene, reclinando qualsiasi responsabilità, manca un ghigno. Ma non uno qualsiasi: quello di Burdisso. Anche perché l’unico, ieri sera. A denti stretti fino all’ultima pallonata rimediata per uscire su una conclusione di Snejider, fino a tutti i recuperi dei quali si è dovuto incaricare quando il centrocampo allungava troppo le distanze e quando attorno a sé gli è toccato rimediare a una serie infinita di frazioni di secondo di ritardo: sulle uscite, sugli anticipi che non sono quasi mai stati tali, sulle chiusure; peraltro, contro un attacco interista tutt’altro che irresistibile e men chemai spietato.
Sarebbero bastati due o tre Burdisso in più, ieri sera e in tutta un’annata di “cali di zuccheri”, le chiameremo così queste serate o queste partite che la Roma ha affrontato in stato di trance, ma non agonistica, trance e basta. Sorprende che in una compagine che si mostra apatica, via via sempre più priva di uno straccio di manovra corale, ci sia ancora uno capace di fare fallo, di rendere la pariglia a chi sgomita per primo (Milito), di rischiare anticipi ai limiti del cartellino. Tanto per capirci, sulla destra Maicon ha cominciato picchiando e provocando: mai nessuno della dorsale sinistra della Roma che gli abbia fatto sentire i garretti o intimato di smetterla. Fosse passato dalle parti di Burdisso, avrebbe smesso abbastanza presto, garantito. Il fatto è che Burdisso ne aveva di cose a cui pensare e la sensazione è che la preoccupazione maggiore fosse quella di badare a tutti i suoi compagni di reparto, dal portiere in poi.

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