Julio Sergio: "La Seleçao? Ora mi godo la Roma"

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lunedì, 08 febbraio 2010 alle 17:24
Una grande prova a Firenze sognando la chiamata di Dunga., Julio Sergio Bertagnoli non finisce di sorprendere e neppure di sognare, visto che domani ci saranno le convocazioni della Selecao in vista dell'amichevole del 2 marzo Londra (Emirates Stadium) contro l'Irlanda di Trapattoni e Tardelli, che ancora recrimina sul modo in cui è stata fatta fuori dal Mondiale. Quello che una volta Spalletti definì «il miglior terzo portiere del mondo» e che finiva regolarmente in tribuna (gli veniva preferito perfino Artur...), l'estate scorsa stava per finire al Grosseto, poi però aveva scelto di rimanere a Trigoria per giocarsi un'ultima chance in giallorosso.
Premiato come migliore in campo ieri contro la Fiorentina, ed elogiato pubblicamente da Ranieri (e da Prandelli) Julio Sergio si gode un altro momento di celebrità, proprio lui che prima nemmeno veniva riconosciuto per strada dai tifosi e poteva girare indisturbato per musei (l'arte è una sua passione), ed assapora la rivincita su chi a Trigoria l'aveva frettolosamente bocciato: Adriano Bonaiuti, preparatore dei portieri ed ex juventino, più che Spalletti stesso. Non a caso 'JS' non ha mai criticato l'allenatore ora allo Zenit, e qualcosa semmai l'ha detta (però mai pubblicamente) su qualche altro componente dello staff tecnico. Non più giovanissimo, il 31enne brasiliano portato a Roma dal procuratore Alessandro Lucci dopo una segnalazione di Antonio Carlos Zago ha smesso di fare il turista eccellente ed è tornato ad essere un calciatore vero. Per Ranieri, che lo ha ribadito alla vigilia di Fiorentina-Roma, è titolare indiscutibile (ed il giocatore ha 'ringraziato' il tecnico con una prestazione eccellente al Franchi), quindi ha spodestato Doni, al quale aveva fatto da 'secondo' nel 2005 nella Juventude di Caxias do Sul (
«e con il quale ho sempre avuto, e continuo ad avere, un ottimo rapporto»), club 'gaucho' di secondo piano ma da sempre ricco di discendenti di italiani e fondato da immigrati veneti.
Ora il n.1 è lui, a prescindere dalle cifre scritte sulle maglie personalizzate, e si gode il suo momento sentendosi anche un pò romano. «Mio figlio è nato qui - dice Julio Sergio - e sono felice. Se vado bene qui, il resto arriverà». Il riferimento è al suo rinnovo contrattuale: se la Roma non si sbriga Julio Sergio potrebbe ricevere offerte importanti visto che si tratta di un giocatore per ora disponibile a parametro zero. Ma da Trigoria assicurano che non ci saranno problemi, anche se l'incontro previsto in queste ore è saltato perchè il d.s. Daniele Pradè è fuori sede. Comunque non dovrebbero esserci problemi, perchè Lucci fa capire che Julio Sergio ed il suo altro assistito Taddei hanno tutta l'intenzione di rimanere nella capitale. Nemmeno il futuro immediato, con le imminenti convocazioni di Dunga, scuote più di tanto il nuovo beniamino del pubblico romanista. «La nazionale? A queste cose non penso - ha detto Julio Sergio ieri notte nella zona mista del Franchi -. Io mi ricordo sempre tutti i mesi che sono stato in tribuna ed ora sono felice di vivere una giornata così. In questo momento avverto che l'emozione dei tifosi quando ti incontrano per strada è travolgente. Ma sappiamo che le cose possono cambiare molto rapidamente, e per questo dobbiamo continuare a lavorare sodo».
Ieri si è goduto anche i complimenti e le pacche sulle spalle dei compagni, felici perchè quelle sue parate hanno avuto lo stesso valore dei gol, nel senso che sono state determinanti per fissare il risultato. «Due su tutte - ha spiegato Julio Sergio -: una su Gilardino all'inizio del secondo tempo e una su Pasqual, sempre nella ripresa. Questa è stata la più difficile perchè la palla ha cambiato direzione». Un bimbo nato da poco, una famiglia a cui è legatissimo, così come ama stare con i suoi compagni di squadra, non solo i brasiliani, anche se con i connazionali ha in programma una serata per seguire uno show di samba in un locale sulla via Pontina. «Questo è un gruppo bellissimo - le parole di Julio Sergio -. Ho fatto un salto importante, dalla tribuna ad essere titolare e mi sono immediatamente guadagnato il rispetto di tutti i miei compagni, per me è stato fondamentale. Mi sembra di sognare»
. Ora ci manca soltanto quella chiamata, ma stavolta tocca a Dunga.

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