Roma vecchie maniere

La penna degli Altri
giovedì, 25 ottobre 2018 alle 13:05
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LEGGO (F. BALZANI) - Roma vecchia (ma nemmeno troppo), fa buon brodo. E anzi riaccende i sogni di una Champions che lo scorso anno ha regalato le più grandi gioie degli ultimi 10 anni di storia del club giallorosso. C'è poco, infatti, dell'operato di Monchi nell'ennesima rinascita col Cska Mosca che mette De Rossi e compagni sulla strada per gli ottavi. Proprio il capitano è oggi l'emblema di una Roma che non può rinunciare ai suoi simulacri e che sta faticando nell'inserire i nuovi acquisti. Giovani e non. Olsen e Nzonzi erano d'altronde le uniche new entry che Di Francesco voleva mettere in campo martedì col Cska. Poi Kolarov ha alzato bandiera bianca, ed è toccato a Santon. Tra i 12 nuovi acquisti solo il portiere svedese e il francese hanno oltrepassato la soglia dei 500' giocati mentre del vecchio corso sono ben nove ad aver superato abbondantemente quella cifra. E martedì DiFra ha ricevuto un altro attestato di stima dai quei giocatori che l'anno scorso lo hanno portato a un passo dalla finale di Champions: Manolas, Fazio, De Rossi, Dzeko, Kolarov, Florenzi ed El Shaarawy. Mancano Alisson e Nainggolan, per ovvi motivi.
Una promozione della vecchia guardia che equivale a una bocciatura del nuovo corso. A dimostrarlo la tribuna di Luca Pellegrini e Coric, la panchina per Cristante e Schick, la retrocessione di Bianda in Primavera o l'esclusione per motivi fisici di Kluivert o Pastore. Fatto sta che della tanto celebrata campagna acquisti di Monchi c'è davvero poco. È questo uno degli aspetti del cambiamento - definito inspiegabile da De Rossi - tra la brutta Roma di campionato e quella luminosa di Champions. Ed è per questo che domenica a Napoli - dove la Roma ha già vissuto lo scorso anno una resurrezione - toccherà di nuovo ai senatori. Niente turnover, non è il momento di dare fiducia a chi finora non l'ha meritata. Così Eusebio si ritrova una panchina corta, e praticamente una sola squadra titolare per tre obiettivi. Discorso ben diverso da Juve e Napoli dove tutti (chi più e chi meno) sono riusciti a dare qualcosa. Un'altra causa della sindrome bipolare della Roma può essere la mancanza di obiettivi. Ovvero: in Europa si può puntare a ottenere ottimi risultati sfruttando la serata buona o il sorteggio mentre in Italia è utopico puntare alla Juventus ed è altrettanto difficile (per mancanza di concorrenza) non essere tra le prime quattro. E quindi, come ha detto Dzeko, si sottovaluta l'avversario. A proposito di Edin, c'è un dato piuttosto curioso: dei 70 gol segnati nelle ultime due stagioni e mezzo ben 53 sono arrivati in notturna.

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