IL TEMPO (A. AUSTINI) - Passato, presente, futuro (chissà...) e coincidenze. Merito delle stranezze del calendario e del destino. La storia del ritorno all'Olimpico, da allenatore avversario, di Vincenzo Montella e di questo Roma-Catania non può non partire da un fatto strano. Da un altro Catania-Roma,
Come andò a finire è arcinoto: la scelta, frutto di un'infatuazione baldiniana, e lo sbarco a Roma di Luis Enrique e il trasloco proprio sotto l'Etna di Vincenzino. «Se fossi stato eliminato dallEuropa League al preliminare e avessi fatto due punti in altrettante partite in campionato - disse Montella, togliendosi qualche sassolino dalle scarpe, a ottobre - probabilmente mi avrebbero rimandato a fare il commentatore televisivo». Da quel momento in poi, ad onor del vero, le parole dell'Aeroplanino per il collega asturiano sono sempre state dolci come il miele. «Stimo molto Luis Enrique e sono convinto che alla fine la sua coerenza lo ripagherà», le ultime sull'argomento datate neanche una settimana fa. Domani, però, sarà più una serata di sentimenti che di parole. Il ritorno a casa dell'Aeroplanino non può passare inosservato, lasciare indifferenti e muovere le coscienze. Il passato, in fondo, non si può dimenticare: dieci anni, intervallati da sei mesi in prestito al Fulham e un anno alla Samp, con la maglia della Roma, uno sulla panchina dei Giovanissimi e quattro mesi su quella della prima squadra. 102 reti segnate: 8 alla Lazio, 4 in un solo derby e l'impronta indelebile sul secondo scudetto con i gol fondamentali contro Inter, Juventus, Atalanta, Milan e Parma. Uno scudetto, una Supercoppa e tante altre cose impossibili da dimenticare. «All'Olimpico mi emozionerò», disse Vincenzino anticipando i tempi prima dell'andata. Succederà domani, quando lAeroplanino atterrerà sulla panchina della squadra ospite accanto a due altri prodotti di Trigoria come l'allenatore in seconda Daniele Russo e il preparatore atletico Emanuele Marra. Poi, se Luis Enrique dirà davvero «Adios» alla Roma, chissà.