(..) Totti parte dalla fine e cioè dal mercato impazzito dalla scorsa estate. «
Io oggi costerei 200 milioni». Ecco, la mente del calciatore nasce da qui. Dalla valutazione. Alta, ad un soffio dai 227 che il Psg ha pagato per Neymar e poco sopra i 180 spesi (sempre dal Psg) per Mbappé. Ma anche logica, visto che per anni Totti è stato l’oggetto dei desideri dai migliori club europei. «L’offerta più concreta fu del Real Madrid nel 2003-04 – dice – Ma ho fatto una scelta: precludermi la possibilità di vincere tanto per restare sempre con la Roma. E alla fine ho avuto amore e passione, più importanti che vincere altrove». Anche, evidentemente, più importanti di quel Pallone d’oro che per molti avrebbe meritato e che un po’ gli manca. «È vero, è una delle cose che mi è mancata. Giocando con la Roma sapevo di avere meno possibilità rispetto a Real, Juve o Milan. Lì avrei avuto più visibilità internazionale, il Pallone d’oro si vince conquistando la Champions, il Mondiale (che Totti comunque ha vinto nel 2006, ndr) o qualche altro trofeo importante». (..) Già, il mercato. Totti dirigente lo pensa e lo vede ancora come il Totti calciatore. Nel senso che rispetto al suo calcio, a quello anche di dieci anni fa, oggi è cambiato tutto. Oggi è molto più business e molto meno sentimenti. È una legge quasi scritta, a cui Totti fa ancora fatica a metabolizzare. Come l’ultimo dei romantici, la lettura è ancora diversa. «Non penso che possa più esistere un altro Totti, un giovane della Roma che cresca qui e possa fare le stesse cose che abbiamo fatto io e De Rossi – continua –. Oggi è tutto diverso ed è impossibile che quello che è successo con noi si ripeta. Prima si pensava ai giovani promettenti italiani più che scoprire un giovane sudamericano o di qualsiasi altro Paese». Anche se poi lui la ricetta per vincere ce l’avrebbe anche. Di fatto, però, difficilmente compatibile con il calcio di oggi. È lo stesso grido di allarme che lanciava quando giocava, chiedendo a Franco Sensi di comprare più campioni possibile. «Dipendesse da me spenderei qualsiasi cifra possibile per comprare i giocatori più forti, perché per vincere servono quelli. L’ho sempre detto e lo dirò sempre. Però poi non gestisco io i soldi, è il presidente che decide. Lui stabilisce un budget e con questo deve essere bravo a costruire la squadra
». (..)
(gasport)