Un gruppo tosto che ha imparato l'arte del sacrificio

La penna degli Altri
di zzz
mercoledì, 13 settembre 2017 alle 13:09
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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - Esordio complicato. Debutto difficile. Impatto duro. Quante ne abbiamo dette, lette e scritte prima della partita contro l'Atletico? Un marea. E tutte reali, concrete, credibili. Perché, si sottolineava alla vigilia, l'avversario della squadra di Eusebio Di Francesco è di un altro livello, specie in campo internazionale. Ci sono i numeri che lo confermavano; ci sono le statistiche che ti mettevano all'angolo. Non si trattava di sminuire la Roma: era una semplice analisi della realtà. E allora, in certi casi, cosa occorre fare? Giocarsela. Punto. Andare in campo e tentare di dare tutto quello che hai. Nelle gambe e nella testa. E, perché no?, anche nel cuore. Non c'era altra via di uscita, per i giallorossi: giocarsela. Con rispetto ma senza paura.
Dunque, pronti via e la Roma ha cominciato davvero a giocarsela. A petto in fuori contro un avversario che ha rapidamente dimostrato di essere esattamente quello descritto alla vigilia. Tosto, sgorbutico, esperto. Forte, insomma, Gli uomini di Di Francesco, però, non hanno mai abbassato la guardia e lo sguardo. Hanno rischiato di prendere gol ma sono anche andati vicini a segnarlo. Emozioni forti, e partita equilibrata. Stadio partecipe, vibrante. Facile a dire: atmosfera da Champions.
MURO BRASILIANO - Gli applausi che hanno accompagnato la Roma negli spogliatoi per l'intervallo sono stati la conferma della bontà della sua prestazione. Magari non impeccabile sul piano tattico, ma da squadra. Con alcune individualità di livello, e altre un po' meno ispirate. Ma da squadra. Concentrata. Tosta quasi come l'Atletico. Risultato in bilico, con la sensazione che al primo errore, minimo o pesante, dell'una o dell'altra squadra si potesse sbloccare. Roma, in avvio di ripresa, meno tonica, meno reattiva, molto disunita e troppo bassa soprattutto per la spinta degli avversari. Decisivo a più riprese Alisson, come era accaduto nel primo tempo: brutto segno. O meglio, un segnale della continua pressione degli ospiti. Roma in sofferenza. Ma sempre aggrappata alla partita con tutta se stessa. Una Roma (molto) meno piacevole rispetto a quella della prima frazione, poco presente in attacco ma smaniosa di non mollare, di non farsi sorpassare. Un segnale anche questo. Chiudere la partita contro l'Atletico con un pareggio, di questi tempi, per la nuova Roma non deve essere considerato un (mezzo) passo falso. Fosse vero il contrario, sarebbe falso tutto quello che s'era detto, letto e scritto nell'attesa della partita.

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