«Gastone» e i buchi neri dell'inchiesta: dalla pistola al mistero delle coltellate

La penna degli Altri
mercoledì, 29 aprile 2015 alle 14:24
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IL MATTINO - Il primo capitolo è una verità non ancora scritta. Non c'è ricostruzione compiuta, se non quella finora disegnata dai pubblici ministeri che hanno indagato per un anno, su ciò che avvenne dopo le sei del pomeriggio del 3 maggio del 2014 a Roma. In quella zona di Tor di Quinto, nei pressi di un locale notoriamente ritrovo dei protagonisti del tifo «duro e puro» della curva romanista dello stadio Olimpico, dove venne versato del sangue a poche ore dal fischio d'inizio di quella che avrebbe dovuto essere una giornata di sport e di calcio, la giornata in cui si celebrava la finale di Coppa Italia che vedeva opposte la Fiorentina e il Napoli.
A un anno da quella tragedia, dalle carte che condensano la decisione del giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Roma Maria Paola Tomaselli, non si riesce tuttavia a capire chi, come e in che modo abbia dato inizio agli scontri. Intatti restano i dubbi, e non si diradano le nebbie che ancora avvolgono la dinamica delle violenze che macchiarono quel sabato di festa calcistica nazionale. Non sono bastate le indagini della Digos della Questura capitolina, e nemmeno gli approfondimenti svolti dal Rads dei carabinieri durante l'incidente probatorio celebrato davanti al gup Giacomo Ebner, a dipanare la matassa e a fare chiarezza su quello che resta un giallo. Chi aggredì chi? Come ebbe inizio tutto? Quale fu il ruolo del gruppo di tifosi azzurri, due dei quali oggi compaiono come co-imputati nel processo che vede coinvolto De Santis? Ed ancora: quanti erano i presunti complici di De Santis? Si trattò di un'aggressione premeditata? Domande ad oggi ancora irrisolte. Di certo c'è solo un punto: con la sua decisione il gup di Roma ha mandato a processo il romanista Daniele De Santis e un tifoso azzurro, quel Gennaro Fioretti che adesso è accusato di rissa aggravata insieme con l'amico Alfonso Esposito (per il quale però, per un difetto di notifica, si dovrà procedere con una nuova udienza preliminare). Quella che segue è la sequenza dei punti che restano - nonostante l'impegno degli inquirenti - ancora non chiariti nella dinamica degli incidenti.
L'aggressione - Primo quadro, prima ipotesi: sono da poco passate le 18 di sabato 3 maggio, mancano poco più di due ore al fischio d'inizio del match tra Fiorentina e Napoli e a Roma affluiscono numerosi tifosi provenienti dalle due città. I tifosi napoletani vengono fatti confluire nella zona di Tor di Quinto. Ed è qui che si verificano gli scontri. Perché proprio lì, dove vengono fatti transitare le carovane con a bordo i tifosi azzurri, è il ritrovo di una temibile quanto notoria cellula di ultrà romanisti. All'improvviso compare un gruppo di uomini, molti dei quali hanno il viso coperto da sciarpe e cappucci. A volto scoperto è invece Daniele De Santis. Sassaiola e bombe carta contro un pullman che trasporta famiglie napoletane. Poco più in là c'è Ciro Esposito con degli amici, che cerca di interrompere l'offensiva dei romanisti. Questa è la prima ipotesi: quella di un raid, un agguato premeditato e violento. Quanti sono i romanisti accanto a De Santis? Per la Procura almeno quattro, e quattro saranno gli indagati nei confronti dei quali adesso si procede a parte.
La pistola - Secondo quadro: De Santis, sempre stando all'ipotesi accusatoria, estrae una pistola e inizia a sparare. Colpi all'impazzata, alcuni dei quali raggiungono il povero Ciro alla schiena. Ma che cosa fanno, nel frattempo gli altri due imputati, cioè i napoletani Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito (i quali, vale ricordarlo, respingono ogni accusa)? Per i pm i due ingaggiano un furioso corpo a corpo con i rivali giallorossi, e di qui l'accusa di rissa aggravata. Ma se - secondo gli inquirenti - da una parte c'è la pistola di «Gastone», da quella degli azzurri spunta un coltello che mena fendenti e ferisce lo stesso De Santis. Da aggiungere: nella zona non ci sono telecamere di videosorveglianza, e le sole immagini acquisite agli atti dell'inchiesta (registrate con i cellulari da tifosi napoletani) non riecono a confermare se e chi abbia impugnato l'arma bianca. Di certo c'è solo che sia Alfonso Esposito che Gennaro Fioretti rimangono a loro volta feriti. Successivamente verranno iscritti nel registro degli indagati. Anche De Santis viene ferito, e a colpirlo sarebbero stati i napoletani. Ma la loro è stata un'azione o una reazione?
II giallo delle coltellate - Terzo quadro: come è stato ferito De Santis, e da chi? Ecco l'ultimo mistero. Tra i supporter azzurri c'è un giovane che impugna un coltello con il quale colpisce l'ultrà giallorosso. Ma è solo allora che il romanista estrae la pistola e spara? O quella lama compare per difendersi dai colpi dell'arma? Finora questo punto è rimasto in dubbio. Di certo c'è che sul luogo degli scontri la Scientifica trova vicino a un cespuglio un colpo.
La ricostruzione dell'agguato - Ore 18:20 di sabato 3 maggio 2014 viale Tor di Quinto a Roma Daniele De Santis lancia contro un autobus di tifosi del Napoli un fumogeno, colpisce il veicolo con calci e pugni e inveisce contro gli occupanti con un coltellotello a serramanico. Il particolare delle ferite da punta e taglio rischia di diventare un mistero nel mistero. Ed ecco il perché: quando viene ricoverato al pronto soccorso del Gemelli, a De Santis i medici refertano contusioni varie e fratture, ma non colpi di coltello; solo successivamente - quando l'ultrà viene trasferito all'ospedale Belcolle di Viterbo - i sanitari scoprono ben quattro tagli compatibili con altrettante ferite provocate da un coltello. E allora come mai finora quel referto è rimasto chiuso in un cassetto? Particolare non secondario: le ferite da accoltellamento non sono contenute nella perizia che il Racis deposita davanti al gip Giacomo Ebner in occasione dell'incidente probatorio celebrato mesi fa. Particolare, questo, che ha indotto gli avvocati che assistono la famiglia di Ciro Esposito ad affermare che «i
n questa vicenda, glomo dopo giorno, sono emerse troppe stranezze che non aiutano a ricostruire la verità
». E adesso la parola passa ai giudici della Corte di Assise di Roma.

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