Tor di Valle, due inchieste. Il caso alla Corte dei Conti

La penna degli Altri
venerdì, 06 marzo 2015 alle 8:23
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IL MESSAGGERO (L. DE CICCO / V. ERRANTE) - Abuso di ufficio o falso ideologico. Dopo l’indagine sulle modalità di cessione dei terreni dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma e la bancarotta della società che li ha venduti, una nuova ombra si addensa sull’impianto di Tor di Valle. La procura sta esaminando l’iter amministrativo del progetto considerato dal Consiglio comunale di “pubblico interesse”. La seconda inchiesta è stata aperta pochi giorni fa e i magistrati non hanno ancora ipotizzato alcun reato, ma negli esposti dai quali prende le mosse, si sollecita a indagare per abuso d’ufficio o falso. Intanto anche la Corte dei Conti potrebbe aprire un fascicolo: il gruppo consiliare dei 5 stelle è pronto a presentare ai magistrati contabili un esposto che adombra il danno erariale. «Il progetto di Tor di Valle - spiegano - ha prodotto un danno alla pubblica amministrazione con lo scopo fraudolento di arricchire ingiustificatamente una società privata». Il doppio binario della magistratura ordinaria e contabile riguarda la delibera, votata dal Comune a fine dicembre, che ha riconosciuto la «pubblica utilità» del progetto di Pallotta e del costruttore Parnasi. Secondo l’esposto dei pentastellati alla procura, il provvedimento votato dal Consiglio comunale violerebbe il Piano Regolatore e la cosiddetta “legge sugli stadi”. Il pm Alberto Pioletti non ha ancora ipotizzato alcun reato ma dovrà adesso stabilire se realmente quella delibera sia stata una forzatura.
LEGGE SUGLI STADI Il progetto dei privati «è completamente fuori dalle potenzialità derogatorie e agevolative previste dalla legge», è scritto nell’esposto. Sotto accusa l’indotto: alberghi, negozi, ristoranti, che rappresentano quasi il 90% delle cubature. «I commi 304 e 305 della legge sugli stadi dispongono che lo studio di fattibilità non possa prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali all’accessibilità dell’impianto sportivo e al raggiungimento del suo equilibrio economico-finanziario». Secondo i denuncianti «la norma è stravolta da un progetto in cui gli interventi di altro tipo sono invece pari all’86%» delle costruzioni. Appena il 14% delle cubature infatti sarebbe destinato allo stadio, il resto è dedicato a un mega-centro commerciale e direzionale che non ha nulla a che vedere con lo sport. I famosi 3 grattacieli bocciati dall’Istituto nazionale di Urbanistica e che Legambiente ha ribattezzato «Ecomostro». Anche le infrastrutture considerate dall’Assemblea capitolina «di pubblico interesse» sarebbero in realtà «strumentali solo alla fruizione delle nuove strutture private e della loro valorizzazione», si legge nella denuncia. Ecco perché, spiega Daniele Frongia, primo firmatario, «vogliamo che la procura indaghi». Secondo i pentastellati, il progetto del nuovo stadio ha prodotto anche «un danno alla pubblica amministrazione con lo scopo fraudolento di arricchire ingiustificatamente una società privata». Nell’esposto alla Corte dei Conti verrà spiegato che «la dichiarazione di pubblica utilità del Comune determinerà un aumento del valore dei terreni che verrebbero espropriati a prezzo di mercato, dando il via a un enorme guadagno alla società Euronova» di Parnasi. «L’esposto alla magistratura contabile è già preparato - spiega Frongia - e sarà depositato dopo la conferenza dei servizi».
IL FALLIMENTO Potrebbe invece arrivare a breve alla conclusione l’inchiesta della procura sulla vendita dei terreni di Tor di Valle. Al momento sono cinque gli indagati per bancarotta fraudolenta. I militari del nucleo provinciale di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pm Mario Dovinola, hanno ipotizzato che la vendita dei terreni da parte della Sais, fallita il 22 maggio scorso, alla Eurnova di Parnasi, nascondesse una distrazione di beni ai danni dei creditori. L’accordo, che a giugno 2013 prevedeva un pagamento di 42 milioni di euro a favore della Sais, di fatto non era stato rispettato. A ottobre scorso, era stata versata soltanto una caparra di 600 mila euro. La prima metà dei 21 milioni era stata rateizzata e prevedeva l’accollo da parte di Euronova dei debiti di Sias coperti da ipoteca (8 milioni), la seconda metà dei 42 totali invece dovrebbe essere versata alla firma della convenzione urbanistica tra il proponente (la Roma) e il Comune.

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