De Rossi-Lucho: svolta Roma

La penna degli Altri
venerdì, 02 marzo 2012 alle 8:31
CORSPORT (R. MAIDA) - Più che con le parole, ha raccontato il suo stato d’animo con i sorrisi. E poi con l’impegno, la rabbia, la fretta di tornare ad allenarsi con i colori adorati. Sdrammatizzando, si può pensare che Daniele De Rossi abbia voluto anticipare il rientro in campo per accontentare Luis Enrique. La verità è un’altra:
Si sono rivisti, quando era ora di pranzo. De Rossi rientrava da Genova, dove aveva giocato una ventina di minuti con la Nazionale, mentre Luis Enrique era già al lavoro con i suoi collaboratori per studiare il derby al microscopio. Non si erano più incrociati dopo la partita con l’Atalanta, perché Luis Enrique non era tornato a Roma con l’aereo della squadra. Aveva preferito spostarsi direttamente a Coverciano, per partecipare alla Panchina d’Oro che gli ha recapitato gli applausi degli altri allenatori italiani. (...)
CIAO - Serviva una discussione, un chiarimento? Evidentemente no. Almeno, ieri non c’è stato. Luis Enrique ha soltanto chiesto a De Rossi quali fossero le sue condizioni dopo la partita con gli Stati Uniti. Ma ha fatto lo stesso con Kjaer (un altro ritardatario, ma stavolta è colpa del traffico aereo) e con gli altri che in questi giorni hanno giocato le amichevoli internazionali. E De Rossi ha risposto di sentirsi molto bene, tanto è vero che è sceso in campo e ha svolto un allenamento completo con i compagni. Chi l’ha incontrato, garantisce: «Daniele era di ottimo umore, non ci sono problemi di nessun tipo con l’allenatore». Gli ha fatto piacere leggere le parole di Osvaldo, che nell’intervista al Corriere dello Sport-Stadio ha candidamente espresso il suo dissenso per l’incredibile rinuncia di Luis Enrique. Ma dell’appoggio dei compagni, De Rossi non aveva mai dubitato. Alcuni di loro erano intervenuti in suo favore già domenica, prima della partita con l’Atalanta, per cercare di convincere l’allenatore a rimetterlo in squadra.
FIDUCIA - Per il resto, De Rossi si era esposto lunedì: «Ho sempre seguito Luis Enrique e continuerò a farlo, quello che è successo non cambia le cose. Spero che anche i tifosi continuino a sostenere il nostro allenatore». E Walter Sabatini supporta questo concetto: «Ormai la nostra società appare come una congrega di fondamentalisti. In realtà siamo gente molto tollerante. Io stesso sono un ritardatario e un fumatore incallito, chi più di me farebbe deroghe? Ma per costruire qualcosa insieme dobbiamo rispettare le regole. E i calciatori lo sanno. Accetto il parere di Osvaldo ma conta il parere dell’allenatore, che ha la nostra fiducia».
LA SFIDA - E adesso arriva il derby, l’angolo che condiziona la stagione della Roma. E’ tutto alle spalle, chiuso in una bolla di benevolenza. E’ finito anche il periodo in cui De Rossi soffriva la tensione, non riuscendo a incanalarla correttamente nei dettagli della partita. Alla Lazio ha segnato solo un gol in carriera, peraltro inutile, in un derby perso 4-2 tre anni fa. Se c’è un momento ideale per raddoppiare la dote è proprio questo. Magari con una dedica, un po’ seria e un po’ ironica, a Luis Enrique, l’uomo che ha osato sfilargli la maglia.

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