Un'emozione nuova si avvicina, ma Ranieri fa di tutto per far sembrare la vigilia uguale a tutte le altre

La penna degli Altri
domenica, 06 dicembre 2009 alle 8:34
IL TEMPO - Le cose sono due: o è bravo a «recitare», oppure neanche il derby riesce a cambiare il suo approccio alle partite. Profilo basso, niente promesse e scaramanzie. Semmai un volto più teso del solito. Mentre il tecnico entra in sala stampa, da fuori i tifosi lo caricano: «Daje Claudio, magnateli!». Lui accenna un sorriso, niente di più.
Alla prima stracittadina da allenatore della Roma, il tecnico testaccino ammette che «
per un romano non può essere una partita come le altre, ho tanti pensieri ma è difficile esternarli. Il momento più emozionante sarà l'ingresso in campo con il nostro inno in sottofondo, poi svanirà tutto e dovremo essere freddi e distaccati». La Lazio si batte così, specialmente se sei più forte. Ranieri però non si fida. «Le differenze tra le due squadre - spiega - sono minime. Abbiamo perso lo stesso numero di partite, loro hanno fatto qualche pareggio in più e hanno una difesa ermetica. Mi aspetto una Lazio che lotterà con il coltello tra i denti e alla fine vincerà chi avrà più determinazione». Con una vittoria la Roma si avvicinerebbe ancor di più all'obiettivo dichiarato: un posto in Champions. La sconfitta della Samp di ieri rende la sfida di stasera un'occasione da non sciupare. Ma l'allenatore giallorosso frena anche su questo punto: «È una partita importante, la svolta arriverà più avanti».
Difficile anche tirargli fuori i ricordi dei derby passati. «Uno su tutti risale a molto tempo fa, quant'ero piccolo. Le due tifoserie a contatto senza incidenti. Lo sfottò è il sale di questa città. Altre sfide particolari non mi vengono in mente». La Roma dei romani Totti, De Rossi e Ranieri contro una Lazio senza un'identità definita. «Non so chi può essere avvantaggiato da questo elemento - dice il tecnico - noi forse sentiamo di più la partita. L'importante è restare concentrati su quello che dobbiamo fare». Un compito su tutti: fermare Zarate, che secondo il capitano giallorosso «non è un campione». Ranieri la vede diversamente. «È molto giovane e ha il patentino per diventare un grande campione».
Alla difesa chiede massima attenzione, perché «nei derby vince sempre chi sta peggio, è successo anche l'anno scorso. È una partita a se stante, la classifica in questi casi non c'entra niente». Meglio guardare in casa propria e di questi tempi è un bel vedere. «I giocatori stanno bene, sono fiduciosi e sanno qual è la posta in palio. C'è il derby e vogliono fare una grandissima partita. Chi può essere l'uomo in più? Spero la squadra, spero che tutti mettano qualcosa in più».
De Rossi, per esempio, anche se «non ha recuperato perfettamente. La partita di coppa l'ha pagata più degli altri visto ma al fischio d'inizio sono sicuro che starà bene». Sarà anche il derby degli esclusi. Da Doni a Baptista. «Con il portiere ho parlato - racconta Ranieri - è sereno, sa che ho stima di lui. Continua ad allenarsi bene. Ma come allenatore, devo capire il momento di forma. Baptista avrebbe bisogno di un gol per riprendere la fiducia in se stesso e quel qualcosa in più che un campione come lui ci può dare». La carta giusta da giocarsi durante la partita, memori del gol vittoria firmato dalla «Bestia» l'anno scorso all'andata.
La «cabala» è tutta contro la Roma: i biancocelesti non vincono dal 30 agosto in campionato. Quella sera la Lazio si ritrovò 6 punti avanti, ora ne ha 8 di svantaggio. «Non sono scaramantico, ma certo per la legge dei grandi numeri prima o poi conquisterà i 3 punti. Speriamo sia poi e non prima». Una cosa sembra certa: Ranieri non allenerà mai la Lazio. «Se n'era parlato qualche anno fa, ma erano soltanto voci. Se ci andrei? Ora sono allenatore della Roma, dove volete che vada?
».

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