KEYWORDS: Caleidoscopio Sabatini: Mao, il sole dei tetti di Roma, Garcia Marquez, Giacomino Losi, la cappotta e... ora non rompetemi le scatole!

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sabato, 11 giugno 2011 alle 17:25
LAROMA24.IT – Un fiume in piena. Intrappolato dagli argini dei cosiddetti “tempi tecnici” per tanto, troppo tempo. Lentamente se ne è liberato ed è riuscito ad abbattere la diga, sommergendo la capitale. Così appare Walter Sabatini, nuovo direttore sportivo romanista, nella conferenza stampa di ieri che, di fatto, ha alzato il velo sulla nuova Roma. Come un leone confinato in una gabbia in sub affitto (ehm ”prestata da un amico”) a Piazza Cavour. E quando ne è stato liberato, ha ‘azzannato’ la sua preda.
Alle 12.20, sala ‘Champions’ di Trigoria, ecco la Roma americana. Giacca scura, camicia aperta a sorreggere gli occhiali da vista, in mano un immancabile pacchetto di sigarette. Di quelle ad alto tasso di nicotina. Si siede, ma stenta a rimanerci, vuole muoversi, agire, parlare, far capire che la Roma c’è, è viva e affamata. La voce è stentorea, prima però una richiesta:
“2-3 sigarette, sennò perdo la concentrazione”. Non può permetterselo, da tempo assaporava questo momento. Trasuda entusiasmo, il volume si alza, vuole interagire con la platea e chiede gli venga dato in coro l’assenso alla sua richiesta da fumatore doc. Ha iniziato la sua partita. Subito un tunnel ai giornalisti: “Da ora, non rompetemi più le scatole, parlerò solo ufficialmente. Siete affranti?!?”. Impossibile fermarlo, ha già demolito un paio di luoghi comuni. Il primo: “Progetto? Nel calcio non esistono, c’è solo il lavoro di tutti i giorni”. Giù anche il secondo: “Venire qui non era il mio sogno nel cassetto. Non dormivo con la foto di Giacomino Losi in stanza Vi evito le solite banalità”. Ringraziamo vivamente.
Si parte dal deludente campionato appena concluso. Sabatini estrae la prima sigaretta, la mostra e dopo poco cede. L’ha già accesa, tradisce una leggera tensione, di quelle positive. Inevitabile, perché: “Considero questa esperienza la mia terza vita. E' una scelta esclusiva che non ha nessun legame col passato. Qualcosa di irripetibile ed eccezionale”. Non si sottrae, anzi affonda: “Sembrerebbe una squadra sclerotizzata, questa Roma. Ci sono i titolari e quelli che giocano meno. Ci vuole una dinamica, un rapporto di forza e una sana competitività diversa da questa. Contano due concetti chiave e ineludibili, oltre le qualità tecniche: l'onestà e la generosità”. Sono i capisaldi del calcio di Sabatini. La staticità delle gerarchie produce squadre mediocri. La sua Roma, invece deve “demolire” gli avversari, ecco perché ha scelto Luis Enrique: “Pensa un calcio, per così dire, un po' arrogante. Come quei parcheggi che ogni tanto faccio a Roma”. Brama di rompere, e neanche silenziosamente, con il passato. Fautore di una “rivoluzione culturale” ma senza “prendere in mano il libretto di Mao”. E’ aggrappato alla realtà, scuote lo spogliatoio: “Vorrei che la squadra fosse piena di voglie. Che avesse sempre voglia di misurarsi. Introdurre dei comportamenti e dei modi di pensare alternativi”. Ricordate i “comportamenti giusti” del primo Spalletti?
Il neo ds è sul pezzo: ricama con abilità, ma alla base c’è tanta sostanza. E infatti, si getta sul calcio del futuro: “La nuova società viene ad introdurre una possibilità di vincere con i mezzi che ha deciso di adoperare in ossequio con le nuove regole del Fair Play finanziario”. Nel frattempo, spezza un altro luogo comune inflazionato, specialmente in Italia: “Si sente dire spesso 'no, quel giocatore non è pronto': sono tutte cazzate. I giocatori si dividono in due categorie: calciatori forti e calciatori scarsi". E’ sicuro delle proprie capacità, tanto da sfidare scherzosamente: “Se sono giovani scarsi dirò: signori, ho sbagliato, buttatemi fuori dai cancelli e fatemi la 'cappotta'. Sapete cos'è la cappotta, no?”. Si fa serio, invece, quando viene toccato l’argomento calcioscommesse: “I nostri giocatori sono fuori da questa pastoio”. Un fronte compatto, vicino ai calciatori. Pronto a “difenderli anche a livello fisico: no quello non posso perchè basta che prendo un cazzotto e muoio, data la mia ridotta capacità polmonare. Quindi insultatemi senza picchiarmi”.
Si scioglie solo al cospetto della “divinità” Totti. Per descrivere il capitano giallorosso, regala anche un’immagine che sconfina nel romanticismo: “E’ come il sole sui tetti di Roma a primavera: la luce dilaga, non va mai via, persiste”. Le sigarette lo mantengono ‘presente’ e trova anche il tempo di correggersi. Ricerca la perfezione. E allora: “Scusate, ho detto troppe volte io. Non sono in delirio di onnipotenza, ma un 'io' che comprende tutte le persone che partecipano e sono parte in causa a questa vicenda”.
Sabatini non molla la preda, finalmente può assaporare Roma e la Roma. Il tempo vola e riprende anche quei giornalisti che si avvicinavano all’uscita: “Vi sto annoiando?”. Non c’è pericolo. Ricorda Gaucci (“un grande romanista, che mi ha fatto lavorare in un periodo difficile”), prima di affrontare una vicenda spinosa: Montali. “Ho letto le sue pubblicazioni, ma anche Gabriel Garcia Marquez che è di livello più alto”. Sabatini è intransigente sull’organigramma. Fa intendere che il nome dell’ex coach di volley non c’era ed ora non ammette ripensamenti.
Siamo al gran finale. “Ho il cervello in necrosi, non sopravvalutatemi” ma la “parte sportiva è sana”, lo sottolinea anche se era evidente a tutti nei 75 minuti di presentazione. Ha ancora munizioni: “Lamela? Lo dico ora anche se so che la cosa potrà ritorcesi contro: è un giocatore che voglio portare assolutamente. Poi è ovvio che se non riuscirò a portarlo direte: ma chi ca hanno preso come direttore sportivo?!?”. La risposta la darà il tempo, ma la sensazione è che lo show sia appena cominciato
Mirko Bussi

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