
LR24 (AUGUSTO CIARDI ) - Il calcio è bello perché puoi giocarlo in ogni modo. Marcando a uomo, a zona, pressando, tenendo la difesa bassa, esasperando i concetti tattici o lasciando spazio alla fantasia dei calciatori. Il problema nasce quando qualcuno si sente depositario della verità. E inizia a guardare dall’alto in basso chi la pensa diversamente. A quel punto il calcio si fa da parte ed entra in scena il fanatismo, che riguarda gli adepti più che i “maestri”. Quelli che “Trapattoni era preistoria perché il suo calcio oscurantista era spiegato non alla lavagna ma sulle pareti delle caverne, coi geroglifici”. Quelli che “Mourinho è soltanto un miracolato catenacciaro”. Quelli che “Ranieri è un minestraro assistito dal culo”. Quello che “Lippi chi?". Quelli che rabbrividiscono quando ripensano a Capello che vinceva gli scudetti superando gli avversari uno a zero con gol di Massaro. Fateci caso. Gli estimatori degli allenatori pragmatici alla domanda “chi è il più grande tecnico contemporaneo?” risponderanno, senza neanche riflettere, “Guardiola”.
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