Post Match - Tra campo e realtà

Post Match
di zuma
martedì, 17 dicembre 2024 alle 13:44
pmcmrm
LR24 (MIRKO BUSSI ) - Una Roma rinata, che "finalmente si diverte", rinvigorita, piacevole agli occhi e tutto quanto si sia pensato, detto e scritto dopo le gare con Lecce e Braga, è diventata, domenica sera, tre giorni dopo, una squadra inguaribile, senza carattere e con scarsa voglia di vincere. Spesso, infatti, l'accusa principale che si muove a chi perde è di non aver avuto "voglia", "grinta" o "fame", a seconda delle declinazioni. Gli altri, invece, sì che ne avevano.
"Errori individuali" o "problemi mentali", in fondo, sono sempre lì pronti per inscatolare la pratica in fretta. Raramente, però, chi vince lo fa, almeno nel racconto del vincente, per errori individuali, problemi mentali o carenza di fame altrui. Servono da cerotti ma non danno abbastanza lustro in caso di successo.
La Roma, magari anche per una non meglio precisata "voglia di vincere", contro il Como ha prodotto 0,3 xG, il dato più basso della stagione giallorossa, al pari di quello prodotto nello 0-0 contro la Juventus. E, di riflesso, solo il Venezia aveva fatturato così pochi pericoli offensive davanti alla squadra di Fabregas. Oltre i motivi meta-calcistici, la Roma, più brutalmente, non è riuscita a superare la struttura difensiva del Como.
Il vestito in non-possesso scelto da Fabregas è uno di quelli che si vede più spesso in Premier League, in particolar modo per arginare le costruzioni 3+2, struttura che la Roma assumeva per conformazione, visto lo schieramento, con Koné e Le Fée davanti ai tre centrali. Un 4-4-2 in cui i due vertici offensivi, Belotti e Nico Paz, avevano il compito di schermare giocate interne dei tre difensori romanisti. Sui terzi di difesa, Celik da un lato ed Hermoso dall'altro, arrivavano rispettivamente Fadera e Strefezza con l'intenzione di vietare giocate esterne.
La Roma, dunque, senza voler stressare giocate o smarcamenti interni, ("Era quello che avevo detto prima della partita, non dobbiamo entrare centralmente perché lì ci aspettano",
dirà Ranieri dopo la partita) finirà per girare a largo e cercare sfogo sui quinti, o col passaggio più elementare, dal centrale più vicino, oppure con cambi di campo. Tant'è che l'occasione più propizia, escludendo quelle da palle inattive, la Roma la trova quando, nella stessa manovra, prima Saud e poi Angeliño riescono a convergere internamente e così minacciare dall'interno la struttura del Como.
È la trama del gol annullato a Koné: iniziato da Saud che, rientrando, riesce a trovare Le Fée dentro, lo sviluppo prosegue sul lato opposto dove Angeliño, fintando, riesce ad aprirsi un altro varco centrale che aziona El Shaarawy e Dybala di fronte alla linea difensiva avversaria.
Le uscite o le scalate sui quinti, infatti, potevano essere l'elemento più fastidioso per la struttura di Fabregas che, negli spogliatoi, ridisegna il Como con una linea difensiva a 5, sacrificando uno dei vertici offensivi nelle prime pressioni. Ora, il Como può sganciarsi con più aggressività: Van der Brempt e Fadera escono con maggior veemenza su Angeliño e Saud. La Roma, adesso, si abbandona a una serie di giocate dirette che produrranno, alla fine, il dato di 90 passaggi lunghi (quelli superiori ai 30 metri): il più alto registrato in campionato dai giallorossi. E questa capacità di disinnescare gli attacchi avversari, semmai, incendia gli animi e la consapevolezza del Como. Un vantaggio di campo, strategico, che si traduce in vantaggi emotivi e di auto-percezione.
La presenza di Dovbyk, in questo, pare impigrire ulteriormente la Roma nella ricerca di soluzioni alternative. Se con Dybala, infatti, la conformazione dell'argentino obbliga a cercare percorsi diversi dalla costruzione diretta, l'ingresso dell'ucraino pare avere l'effetto di distribuire mazzafionde ai primi costruttori romanisti. Senza, però, che questo produca vantaggi: saranno infatti 110 i tocchi che avrà a disposizione la Roma nell'ultimo terzo di campo, inferiori anche rispetto al Como che se ne è procurati 129. E soltanto con l'Atalanta, quando il conto si fermò a 80, la Roma aveva avuto così pochi palloni a disposizione negli ultimi 35 metri in campionato.
Ulteriore controprova la fornisce l'unica possibilità realizzativa messa in piedi dalla Roma nella ripresa: il tiro del rimpianto di Dybala, infatti, nasce da una costruzione, anche qui esterna, in cui i giallorossi hanno sfidato, e superato, la pressione del Como. Celik-Dybala-Celik è la sequenza raccolta nel fotogramma sopra che, anche grazie all'intervento difettoso avversario, permette alla Roma di distendersi verso la porta di Reina e portare finalmente 5 giocatori in area avversaria. Qui, dove la superiorità qualitativa romanista può esprimersi nel passaggio filtrante di Angeliño per Dybala. E sarà l'unica possibilità di segnare, escludendo le situazioni da palla inattiva. E forse, per arrivare alle cause, voglia, grinta, fame e sinonimi vari aiutano solo per un tratto.

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