Post Match - Quinta strada

Post Match
di zuma
lunedì, 13 febbraio 2023 alle 9:04
pm lecrm
LAROMA24.IT (MIRKO BUSSI ) - Pare che i Faraoni fossero alti, biondi e soprattutto vivessero ben più a lungo dell'aspettativa di vita media dei loro contemporanei. Quello più recente, con maglia numero 92, non batte record di statura, ha capelli scuri e col tempo rientrati nei ranghi delle pettinature più comuni, ma sa ringiovanire ad ogni stagione.
Fabbricato come esterno d'attacco con convergenze favorevoli da sinistra, El Shaarawy ha poi esplorato vari punti offensivi prima che l'evoluzione della specie romanista lo portasse a darsi un tono anche da laterale a tutta fascia, "da quinto" come vuole il dizionario più recente. Un po' perché Spinazzola era impegnato a scacciare guai fisici, con Karsdorp ancora atteso all'ingresso col giusto cabaret di pasticcini per dimenticare il passato, portando a traslocare Zalewski, nel frattempo po' sgasato, dall'altro lato, il nuovo anno ha riportato in luce Stephan El Shaarawy.
Trentuno anni il prossimo ottobre, contratto in scadenza tra poco più di 130 giorni, dalla ripresa di gennaio El Shaarawy è stato scelto come titolare in 5 partite sulle 8 fin qui giocate, oltre a subentrare all'intervallo a Napoli per Spinazzola. Bonus: 2 gol, di cui uno allo Spezia, gara in cui però è stato rispolverato attaccante. Ma anche da quinto, ruolo in cui "sto crescendo tanto"
ha confessato dopo Napoli-Roma, Mourinho cominciava a sentirne il bisogno. Per quella capacità di conduzione che aiuta a risolvere alcuni dei principali nodi collettivi.
In Lecce-Roma, infatti, la Roma percorreva il campo attraverso due arterie principali, come raccolto nella grafica 'prestata' dall'account @markrstats: una, per passaggi, era nel lancio di Mancini, l'altra, per conduzione, nel piede destro di El Shaarawy. In questo modo la Roma poteva risolvere quelle domande, spesso irrisolte, di costruzione, o azionarsi in direzione di Falcone nelle transizioni positive.
In un gioco dove è necessario eliminare circa una decina di avversari frapposti verso l'obiettivo principale, le possibilità sono due: passaggio o dribbling. E in una squadra che non ricerca le proprie fortune con traiettorie di passaggio ambiziose, mancando il prerequisito di una fluidità negli smarcamenti, l'arte più nobile del calcio torna ad essere risolutiva. Ecco perché, ancora, El Shaarawy: il giocatore della Roma che tenta più dribbling (4,86 di media a partita) e a cui riesce maggiormente di saltare un avversario, 1,66 volte ogni gara, precisano le statistiche.
Quella necessità di ottenere una superiorità, che sia numerica o magari posizionale, rende organica la forzatura. Con una coppia di mediani come Cristante e Matic, inevitabilmente, la Roma rischia di lasciare tutte le proprie speranze offensive, negli sviluppi di gioco, sui 3 giocatori più avanzati. La presenza di El Shaarawy, e ancor più con Zalewski sul lato opposto, potrà aumentare le possibilità di connessioni offensive.
Come lascia intendere la miglior sequenza registrata sabato. Nata su una costruzione, farraginosa nei modi ma proficua negli effetti, di Ibanez che, attirata la pressione di Strefezza, svolta e trova El Shaarawy rimasto libero per l'uscita del corrispettivo leccese. Quella frequenza di conduzione (1,4 chilometri percorsi in sprint al 'Via del Mare', quindi ad elevate velocità, come nessun altro della Roma) sposta repentinamente lo sviluppo nella metà campo avversaria.
Qui, per conformazione, gli uomini in maglia bianca risultano comunque in netta inferiorità rispetto a quelli posizionati o prossimi al ricomponimento del blocco del Lecce: 4 (i 3 d'attacco oltre al El Shaarawy in possesso) contro 7, oltre a Zalewski che prova a sbrigarsi sulla corsia opposto per allievare le differenze numeriche. Se il vantaggio non può essere numerico, dovrà scaturire inevitabilmente da velocità e qualità di realizzazione dello sviluppo. Ed è quello che accade: dal 2v2 esterno con Pellegrini, El Shaarawy si getta in profondità, con Abraham che s'adegua rapidamente al ruolo di rifinitore e, con 3 passaggi e una manciata di secondi, la giocata al terzo uomo messa in scena splendidamente dalla Roma spalanca ad El Shaarawy le porte del Lecce. Poi c'è Falcone, vero, ma questa è un'altra storia.

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